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SERIE DEI VESCOVI, POI ARCIVESCOVI DI LUCCA
S. PAOLINO
È antica tradizione, universalmente diffusa nella
diocesi di Lucca, che questo santo, nativo d'Antiochia, venisse da S. Pietro
spedito in Toscana a predicarvi la fede cristiana, e che stabilitosi a
Lucca, e fondatavi una chiesa, a' tempi di Nerone ricevesse il martirio
alle falde del Monte Pisano. Un'antica urna marmorea, che si ritiene ne
contenesse le ceneri, fu scoperta il 1261 nella chiesa di S. Antonio, la
quale poi, nel secolo XVI, venne riedificata e dedicata ai SS. Paolino
e Donato. (BERTINI, Dissertazioni sopra l'istoria ecclesiastica lucchese;
in Memorie e Documenti per servire all'Istoria di Lucca; IV, part. I, 141-175;
Acta SS. Die 12 Iul).
S. VALERIO
La tradizione lo vuole lucchese e discepolo di S. Paolino,
nella cui chiesa, in Lucca, si conserva un'urna con questa iscrizione:
IC EST CORPVS. SANTI. VALERII. EPI. ET. MARTIRIS. ANNI DN. M. CC. PRIMO.
MENSE FEBRII FVIT INVENTVM (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 175-177; Acta
SS. Die 29 Ianuar).
S. DIONISIO
Gli eruditi lucchesi lo registrano tenendo per unica testimonianza
l'iscrizione scolpita nel 1201 sul sarcofago di S. Antonio Eremita, che
lo ricorda. L'Ughelli tace affatto di lui; così pure i due cataloghi
de' primi Vescovi di Lucca, che si leggono in un codice del secolo XI della
nostra Biblioteca Capitolare, pluteo 2, n.° 124. (BERTINI, Op. cit.
IV, part. I, 177 - 182).
Il Mansi nella sua edizione del Diario Sacro delle chiese
di Lucca, p. 368, afferma che "dopo questo Santo non si trova alcuna memoria
de' successori fino a Massimo". Il Barsocchini nella ristampa accresciuta
di detto Diario, p. 322, mentre sostiene esso pure, che dopo S, Dionisio
"avvi un'interruzione, che per mancanza di lumi, non può riempirsi",
conchiude, che "solo dal 100 al 300 possono assegnarsi i Vescovi seguenti":
PATERNO
PISANO
VINDICE
PROBINO
Già prima di lui, il Bertini (Op. cit. IV, part. II,
180-200) gli aveva pur registrati sulla fede de' due cataloghi del secolo
XI, che si trovano nella Biblioteca Capitolare.
MASSIMO
È sottoscritto agli atti del Concilio Sardicense del
344 con queste parole: Maximus a Thuscia de Luca (BERTINI, Op. cit. IV,
part. I, 201 - 203).
AURELIANO
Posto come successore a Massimo in uno de' cataloghi del
secolo XI (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 204).
PAOLINO II.
Registrato dall'Ughelli e dal Bertini, escluso dal Mansi
e dal Barsocchini. Non è nominato neppure ne' due cataloghi del
secolo XI. (UGHELLI; Italia sacra , I, 793; BERTINI, Op. cit. IV, part.
II, 204 - 206; MANSI, Op. cit. 369).
S. TEODORO
Ne' Passionari della Cattedrale scritti nel secolo XII si
leggono gli atti di questo Santo. Sulla sua urna sta scritto: HIC . IACET
. CORPVS . SANCTI | THEODORI . DE . DOMBELINGHIS | DE . LVCA . QVI . FVIT
. EPVS . LVCENSIS; iscrizione, come si vede, di problematica antichità
(BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 206 - 212; Acta SS. Die 19 Maii).
NUNNOSO
DICENZIO
AVENZIO
ABUNDANZIO
Son registrati in uno de' due cataloghi del secolo XI (BERTINI,
Op. cit. IV, part. I, 212 - 221).
S. FOLLARIO
Il Mansi lo dice "noto soltanto per gli atti di S. Orsola";
L'Ughelli ne nega l'esistenza; propugnata invece dal Bertini (MANSI, Op.
cit. p. 376; Ughelli, Op. cit. I, 793-794; BERTINI, Op. cit. IV, part.
I, 221-230).
FELICE I
È sottoscritto al Concilio Romano del 465 (BERTINI,
Op. cit. IV, part. I, 230-234).
LORENZO
Si congettura sia quel Lorenzo, uno de' sette vescovi della
Toscana Annonaria, a cui papa Pelagio I indirizzò un'epistola il
16 Febbraio 556 (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 234-236).
OSSEQUENZIO
È registrato sulla fede de' due cataloghi del secolo
XI esistenti nella Biblioteca Capitolare (BERTINI, Op. cit. IV, part. I,
236-238).
S. FREDIANO
Ne parla S. Gregorio Magno ne' suoi Dialoghi, come di persona
che viveva pochi anni innanzi (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 238-261).
Fu sepolto in una chiesa, da lui stesso edificata in onore di SS. Stefano,
Lorenzo e Vincenzo, fuori delle mura della città, presso il fiume
Serchio. Sopra questa chiesa, che dopo la sua morte prese il titolo dei
SS. Vincenzo e Frediano, venne poi fabbricata l'attuale insigne basilica
intitolata al solo suo nome. (RIDOLFI E. Guida di Lucca; p. 111).
VALERIANO
È registrato nel catalogo del secolo XI e dato come
successore di S. Frediano dagli atti di questo santo, a cui autenticità
vien negata recisamente da' Bollandisti (BERTINI, Op. cit. IV, part. I,
261-262; Acta SS. Die 4 Maii, p. 469, e die 10 Septem., p. 483).
LETO
Sottoscrisse il Concilio Lateranense del 649. È da
ritenersi che fosse consacrato Vescovo di Lucca alcuni anni avanti al 640
(BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 265-268).
ELEUTERIO
Intervenne al Concilio Romano del 680, e trovasi sottoscritto
alla lettera sinodica indirizzata da papa Agatone all'imperatore Costantino
II. Sembra sia stato eletto Vescovo di Lucca prima del 674, o in quel torno
(BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 268-271).
FELICE II.
È ricordato in una carta dell'Archivio Arcivescovile
di Lucca del 20 Gennaio 685, segnata * 0.27, e nel diploma di Cuniperto
Re de' Longobardi de' 9 Novembre 686 (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 271-298.
e Documenti n.° XXXII e XXXIII, pp. 63-65 del tomo stesso).
BALSARI
È nominato in uno strumento dell'Archivio Arcivescovile
del 21 Maggio 700, segnato * I. 81 (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 298-302;
e BARSOCCHINI, Raccolta di documenti per servire alla Storia ecclesiastica
lucchese; in Memorie e Documenti per servire all'Istoria di Lucca, V, part.
II, doc. III, p. 3-4).
TALESPERIANO
Le carta più antica che faccia ricordo di lui è
quella dell'Archivio Arcivescovile del 713, segnata * L. 75; la più
recente, quella del 729, segnata + +. 0.64. Nella Pieve di S. Macario si
leggeva un tempo questa iscrizione: TEMPORE . TALESPERIANI . EPISCOPI .
PETRIFUNSO . COMES . FECIT. (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 303 - 331,
e doc. n.° XXXVII, pp. 70 - 72; BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. II,
Doc. IV - XV, pp. 4 - 12; TROYA, Codice diplomatico longobardo; III, 497-498).
WALPRANDO
La prima carta di esso è quella dell'Archivio Arcivescovile
del 737, segnata * L. 24; l'ultima del Luglio 754, segnata +. J. 76 (BERTINI,
Op. cit. IV, part. I, 331 - 346, e Doc. n.° XXXIX, pp. 73 - 75, e n.°
XLVII, pp. 84 - 87).
PEREDEO
La prima carta dell'Archivio Arcivescovile che lo ricorda
è del Settembre 755, segnata + L. 51; l'ultima del 25 Febbraio 779,
segnata + +. F. 19 (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 346 - 386, e Doc. XLVII,
p. 84 - 87; BARSOCCHINI, Op. cit. V. part. II, Doc. CLXXIII, p. 99).
GIOVANNI I
È ricordato per la prima volta in una pergamena dell'Archivio
Arcivescovile del 16 Gennaio 782, segnata * B. 60. Morì sul declinare
dell'800, o ne' primi mesi dell'801 (BERTINI, Op. cit. IV, part. I, 387
- 422).
IACOPO I
Il primo documento che lo ricorda è la pergamena dell'Archivio
Arcivescovile del Luglio 801, segnata C. 22; l'ultimo quella del Luglio
818, segnata H. 62. (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 1 - 45; BERTINI,
Op. cit. IV, part. II Doc. I, p. 3 - 4; BARSOCCHINI, Op. cit. V, part.
II, Doc. CDXIX, p. 252 - 253).
PIETRO I
Era figlio di Teuperto. È ricordato per la prima volta
nella carta dell'Archivio Arcivescovile del 28 Giugno 819, segnata * C.
11. Trovasi sottoscritto al Concilio Romano dell'826. L'ultimo suo atto
è del Gennaio 834, pergamena dello stesso Archivio, segnata * N.
9 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 45 - 56; Bertini, Op. cit. IV, part.
II, Appendice, Doc. XX, P. 28 - 29; BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. II,
Doc. DXXIII, p. 313).
BERENGARIO I
Le sue prime memorie sono del 12 Novembre 837, pergamena
dell'Archivio Arcivescovile, segnata * C. 50. È ricordato per l'ultima
volta nelle pergamene del 12 Giugno 843, dello stesso Archivio, segnate
+ +. S. 19, + B. 96, + e 38 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 57 - 65;
BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. XXIII, p. 32; BARSOCCHINI, Op. cit.
V, part. II, Doc. DLXXXVI e DLXXXVII, p. 350 - 351).
AMBROGIO
La pergamena dell'Archivio Arcivescovile del 15 Dicembre
843, segnata + F. 92, lo ricorda la prima volta. L'ultima, che faccia menzione
di lui, è quella del 30 Aprile 852, segnata + + B. 19, che
si conserva nell'Archivio stesso (BARSOCCHINI; Op. cit. V, part. I, 65
- 83; V, part. II, Doc. DXCIII, p. 354 - 355, e Doc. DCXCI, p. 414).
GEREMIA
Trovasi nominato la prima volta nella pergamena dell'Archivio
Arcivescovile del 20 Dicembre 852, segnata + K. 86; e l'ultima in quella
del 2 Novembre 867, segnata * H. 74, dell'Archivio suddetto (BARSOCCHINI,
Op. cit. V, part. I, 84 - 95; BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. XXXIII,
p. 45 - 46; BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. II, Doc. DCCCIV, p. 488).
GHERARDO I
Era figlio d'un Gottifredo lucchese. È sottoscritto
al Concilio tenuto a Roma nel Settembre dell'868 dal papa Adriano II. L'ultimo
suo atto porta la data de' 19 Novembre 895; pergamena dell'Archivio Arcivescovile,
segnata + F. 11 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 95 - 107; V, part. II,
Doc. CMXCVIII, p. 616).
PIETRO II
Figlio di Roffredo lucchese. È ricordato la prima
volta il 28 Settembre 896; l'ultima il 16 Ottobre 933: pergamene dell'Archivio
Arcivescovile, segnate * G. 4, e * G. 89 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part.
I, 109 - 124; V, part. II, Doc. CMXCIX, p. 617; e V, part. III, Doc. MCCXXVIII,
p. 132).
CORRADO
Apparteneva alla famiglia de' Rolandinghi, feudatari della
Garfagnana. Il suo primo strumento è del 29 Maggio 935; l'ultimo
del 28 Aprile 964: pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate +. 0.
67, e * L. 23 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 124 - 136; BERTINI, Op.
cit. IV, part. II, Doc. LXIII, p. 84 - 86; BARSOCCHINI, Op. cit. V, part.
III, Doc. MCCCXCVIII, p. 294 - 295).
AGHINO
L'unica carta che faccia ricordo di lui è la pergamena
dell'Archivio Arcivescovile dell'ultimo Febbraio 967, segnata * G. 3 (BARSOCCHINI,
Op. cit. V, part. I, 136; BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. LXVIII,
p. 91 - 93).
ADALONGO
Il primo documento che ne faccia memoria è del 13
Giugno 973; l'ultimo del 29 Novembre 977: pergamene dell'Archivio Arcivescovile,
segnate A. 42, e * K. 12 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 136 - 144;
BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. LXXI, p. 96 - 97; BARSOCCHINI, Op.
cit. V, part. III, Doc. MCCCCXCIII, p. 375).
GUIDO I
Era prima vescovo di Populonia, e avanti di prendere possesso
del Vescovato Lucchese, appena eletto, ne allivellò alcuni beni,
con atto rogato a Cornino, qui dicitur ad S. Vito, il 14 Febbraio 979.
La sua ultima memoria è del 5 Ottobre 981: pergamene dell'Archivio
Arcivescovile, segnate + E. 22, e + K. 28 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part.
I, 144 - 148; V, part. III, Doc. MCCCCXCIV, p. 375 - 376, e Doc. MDXXII,
p. 406 - 407).
TEUDIGRIMO
Il suo primo atto è del 27 Maggio 983; l'ultimo del
27 Maggio 987; pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate + C. 63,
e * E. 65 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 148 - 158; V, part. III, Doc.
MDXXV, p.409, e Doc. MDCXXIII, p. 505 - 506).
ISALFREDO
Le sue memorie vanno dal 15 Aprile 988 al 12 Dicembre 989;
pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate * I. 72, e + D. 67 (BERTINI,
Op. cit. IV, part. II, Doc. LXXVIII, p. 108 - 109; BARSOCCHINI, Op. cit.
V, part. III, Doc. MDCXLVI, p. 526 - 527).
GHERARDO II
Il 21 Ottobre del 990 era Vescovo di Lucca, come apparisce
da una carta dell'Archivio Arcivescovile, segnata + A. 2. L'ultimo suo
atto è del 22 Giugno 1003; pergamena dell'Archivio stesso, segnata
+ + 0. 14 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 165 - 175; V, part. III, Doc.
MDCXLVIII, p. 530 - 531; V, part. I, p. 171, nota 2)
RODILANDO
L'unico strumento che lo ricordi è la pergamena dell'Archivio
Arcivescovile, segnata A.D.22, de' 14 Maggio 1005 (BARSOCCHINI, Op. cit.
V. part. I, 195 - 196; BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. LXXXIII, p.
117 - 118).
GRIMIZZO
Le sue memorie vanno dal 20 Marzo 1014 al primo Marzo 1022,
pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate * I. 68, e * I. 83 (BARSOCCHINI,
Op. cit. V. part. I, 196 - 219; BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. LXXXIV,
p. 118 - 119).
GIOVANNI II
Una carta dell'Archivio Arcivescovile dell'anno 1023, senza
nota del giorno e del mese, segnata * A. 3, è la più antica
memoria che ci resta di lui. Morì il 28 Maggio 1056 (BARSOCCHINI,
Op. cit. V. part. I, 219 - 260; BERTINI, Op. cit. IV, part. II Doc. LXXXVII,
p. 124 - 125; Excerpta ex Necrologio Lucensi, in BALUZII, Miscellanea,
I, 431).
ANSELMO I
Apparteneva alla famiglia Badagio milanese. Il suo primo
atto è del 24 Marzo 1057; pergamena dell'Archivio Arcivescovile,
segnata + + R. 58. Creato papa col nome di Alessandro II nel 1061, conservò
la dignità di Vescovo di Lucca, e morì il 21 Aprile 1073.
(BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 260 - 305).
ANSELMO II
Nepote del precedente, ed ascritto nel novero de' santi.
È ricordato per la prima volta nella carta dell'Archivio Arcivescovile
de' 6 Agosto 1074, segnata + + C. 75. Morì in Mantova il 18 Marzo
1086. (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part I, 305 - 364 - Vita Anselmi Episcopi
Lucensis, auctore BARDONE presbytero, edidit ROGERIUS WILMANS; in Monumenta
Germaniae historica; XII, 13 - 35 - Notizie istoriche di S. Anselmo, Vescovo
di Lucca e Protettore di Mantova, raccolte dal P. ANDREA ROTA della Compagnia
di Gesù. Coll'aggiunta di cose del Santo inedite. In Verona,
MDCCXXXIII. Per Pierantonio Berno; in 8.° di pp. 384, oltre 16 in principio
n.n.)
GOTTIFREDO
L'unico strumento lucchese che lo ricordi è la pergamena
dell'Archivio Arcivescovile de' 4 Luglio 1091, segnata + + R. 3 (BARSOCCHINI,
Op. cit. V, part. I, 365 - 371; BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. CX
, p. 156 - 159).
RANGERIO
È ricordato per la prima volta in una pergamena del
Diplomatico nostro, proveniente da S. Maria Forisportam, del 12 Agosto
1097. L'ultimo suo atto è del 18 Agosto 1101; pergamena dell'Archivio
Arcivescovile, segnata + F. 62. Da un antico Necrologio della Biblioteca
de' Canonici apparisce che morì il 25 di Gennaio; l'anno si tace,
ma è il 1112 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 371 - 411; BERTINI,
Op. cit. IV, part. II, Doc. CXIV , p. 163 - 164; Excerpta ex Necrologio
cit. I, 431).
RODOLFO
È ricordato la prima volta nella pergamena del nostro
Archivio, proveniente da S. Giovanni, de' 18 Maggio 1112. Morì il
primo Dicembre 1118. (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 413 - 419; BERTINI,
Op. cit. IV, part. II, Doc. CXV, P. 165 - 166; Excerpta ex Necrologio cit.
I, 432).
BENEDETTO
Era Arcidiacono della Cattedrale di Lucca. Fu consacrato
il 19 Gennaio 1119. Morì il 15 Gennaio 1127. (BARSOCCHINI, Op. cit.
V, part. I, 420 - 435; Excerpta ex Necrologio cit. I, 432).
UBERTO
Era Arciprete della Cattedrale di Lucca. Il suo primo atto
è del 3 Marzo 1128, pergamena dell'Archivio Arcivescovile, segnata
+ G. 31; l'ultimo del 1133, pergamena dell'Archivio stesso, segnata * R.
18. (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 435 - 446; BERTINI, Op. cit. IV,
part. II, Doc. CXIX, P. 169).
GUIDO II
Nella carta dell'Archivio Arcivescovile, segnata + + S. 11,
riguardante una lite che verteva nel 1168, si ricorda questo Vescovo insieme
co' predecessori Uberto, Benedetto e Rodolfo e co' successori Ottone e
Gregorio. È l'unica memoria che resti di lui, (BARSOCCHINI, Op.
cit. V, part. I, 447 - 452).
OTTONE
Il suo più antico atto è del 13 Novembre 1139;
pergamena dell'Archivio Arcivescovile, segnata + D. 20; l'ultimo del 10
Luglio 1146, pergamena dell'Archivio stesso, segnata AD. 15 (BARSOCCHINI,
Op. cit. V, part. I, 452 - 462).
GREGORIO
Il suo primo atto è del Giugno 1147; l'ultimo del
Gennaio 1163: pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate+ +.
L. 10, +. G. 5 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 462 - 476).
* PIEVANO
Scismatico. Era nativo di Pescia, e canonico della chiesa
di S. Martino di Lucca. Si hanno notizie di questo Vescovo intruso dal
1159 al 1166; pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate + +. Q. 21,
* D. 86, * E. 71, e + +. Q. 84.
*LANDO
Scismatico. Era esso pure nativo di Pescia. Fu Priore della
chiesa e canonica di S. Pietro Maggiore di Lucca. Comincia a comparire
come Vescovo intruso nel 1167; pergamena dell'Archivio Arcivescovile, segnata
+ +. C. 75. N. 7. L'ultima sua memoria è del 1176; pergamena dell'Archivio
stesso, segnata + +. B. 92. (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 476 - 477;
BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. CXXXI, p. 182 - 183).
GUGLIELMO I.
Era Primicerio della Cattedrale, e figlio di Roffredo della
cospicua famiglia Guinitinga, lucchese. Comparisce per la prima volta come
Eletto (electus Lucanus) in una carta dell'Archivio Arcivescovile, del
1° Febbraio 1170, segnata + Q. 1. Assistette al Concilio Romano del
1179. L'ultimo suo atto è del 5 Febbraio 1194, pergamena del suddetto
Archivio, segnata + I. 77 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part. I, 475
- 497; Bertini, Op. cit. IV, part. II, Doc. CXXXIII, pag. 184 e Doc. CXXXIX,
p. 197 - 198).
GUIDO III.
Era milanese. È ricordato come Eletto in una carta
dell'Archivio Arcivescovile, del 18 Maggio 1194, segnata * O.9. L'ultimo
strumento che lo ricorda è la pergamena dell'Archivio stesso dell'8
Febbraio 1202, segnata + K. 42, n° 1 (BARSOCCHINI, Op. cit. V, part.
I, 497 - 507; BERTINI, Op. cit. IV, part. II, Doc. CXL, p. 198 - 199, e
Appendice Doc. CXV, p. 151 - 152).
ROBERTO
Era canonico di S. Martino e apparteneva alla famiglia Leccamulini.
È indicato come Eletto in due strumenti dell'Archivio Arcivescovile,
degli anni 1202 - 1203, segnati + K. 34 e + P. 25. Si recò in terrasanta
nel 1218, come apparisce da un suo atto di quell'anno, riguardante Aquilea
e altre terre del Vescovato, esistente nell'Archivio stesso, +. E. 96,
nel quale si hanno atti di lui anche nell'anno 1225, pergamene segnate
*C. 68, e * C. 69.
RICCARDO
Era Canonico della Cattedrale e, a preghiera del Capitolo,
fu confermato Vescovo da Onorio III il 5 Ottobre 1225. Nel registro Vaticano
è ricordato soltanto colle iniziali M. R., che l'Ughelli spiega
Magister Riccardus. Il Fiorentini lo chiama Maestro Reginaldo, il Mansi
Maestro Roberto e il Barsocchini Maestro Riccardo; affermando che "con
tal nome è ricordato in un codice de' sigg. Canonici della Cattedrale
segnati LL. n.° 13, p. 38". Pare che morisse avanti d'esser consacrato
(UGHELLI, Italia sacra; I, 821; MANSI, Diario sacro, p. 383; BARSOCCHINI,
Diario sacro, p. 326).
OPIZONE
Apparisce da una pergamena dell'Archivio Arcivescovile, segnata
* G. 52, che fu consacrato Vescovo di Lucca nel 1228. Molto ebbe a soffrire
per la fierissima controversia che si accese tra papa Gregorio IX e il
Comune di Lucca a cagione del possesso della Garfagnana; e la tempesta
finì col rovesciarsi sopra il suo capo, giacché il 28 Marzo
del 1231 fu deposto dalla dignità vescovile, e la Diocesi, dallo
sdegnato Pontefice, venne spartita tra l'Arcivescovo di Pisa ed i Vescovi
di Firenze, Pistoia e Luni. Lo colse la morte prima che Lucca si riconciliasse
colla Chiesa; il che seguì nel Dicembre del 1236. (PACCHI, Ricerche
istoriche sulla Provincia della Garfagnana; Doc. n° XVIII e XIX).
GUERCIO
Figlio di Testa Tebalducci di Siena. In un breve di papa
Gregorio al Potestà e Popolo di Pisa, del 1237, che si conserva
nell'Archivio Arcivescovile ed è segnato * I.49, vien chiamato Eletto
di Lucca. Morì il 22 Novembre del 1256, come si rileva dall'Obituario
di S. Michele di Guamo, che si conserva in questo Archivio di Stato.
Tenne un Sinodo nel Marzo del 1253, edito da Monsig.
Paolino Dinelli, a pp. 54 - 58 del vol. VII delle Memorie e Documenti per
servire all'istoria di Lucca.
ENRICO I.
Della famiglia de' Rolandinghi, feudatari di Garfagnana.
Il 22 Novembre del 1256, riunitosi il Capitolo della Cattedrale di Lucca,
affidò l'incarico a tre canonici, che furono Gherardino, Gualterotto
e Ildebrando, di eleggere il nuovo Vescovo; ed essi nominarono Enrico,
canonico esso pure della Chiesa lucchese. Il 24 Enrico ne fece solenne
accettazione; e fin che la sua nomina non avesse avuto la sanzione papale,
dal Capitolo vennero scelti a Vicari della Chiesa vacante Guidone da Porcari
e Gherardino, entrambi canonici. Nel Marzo del 1257 Enrico aveva già
ricevuto la consacrazione. Morì nell'Ottobre del 1269. (Archivio
Capitolare di Lucca. Contratti di Ser Ciabatto dal 1254 al 1257; e pergamena
segnata S. 37). Da altra pergamena dell'Archivio Arcivescovile, segnata
+ 0, n.° 44, in data del 21 Ottobre 1269, si ricava che essendo morto
il Vescovo Enrico ed il suo corpo sepolto, il Capitolo di Lucca stabilì
che l'elezione del successore dovesse farsi per via di compromesso, e a
tal effetto furono scelti tre Canonici, che dovessero nominare due elettori,
e questi due eleggere tre, che, a nome e per conto dell'intero Capitolo,
nominassero il Vescovo. Così fu fatto, e la scelta cadde su fr.
Pietro Angiorelli di Lucca dell'Ordine de' Predicatori. Ora, se è
vero ciò che l'Ughelli cavò dagli Archivi Vaticani, malgrado
l'elezione Capitolare, dal Papa fu nominato Vescovo un Paganello, di cui
non si ha notizia in Lucca; ed è a questo che nel 1272 sarebbe poi
effettivamente subentrato l'Angiorelli. Non avendo altri documenti ci limitiamo
ad esporre i fatti.
PAGANELLO I.
Nessuna memoria di lui è rimasta tra le carte lucchesi,
come si è detto. Morì nel 1271, a seconda de' registri vaticani
(UGHELLI, Italia sacra; I, 823).
PIETRO III.
Della famiglia Angiorelli di Lucca. Apparteneva all'Ordine
de' Predicatori e fu Maestro del S. Palazzo. Secondo il documento, citato
qui sopra discorrendo del Vescovo Enrico, l'Angiorelli sarebbe stato scelto
dal Capitolo della Cattedrale fino al 21 Ottobre 1269; ma il registro Vaticano
citato dall'Ughelli lo dice eletto dal Pontefice il 14 Maggio 1272, e pone
un altro Vescovo fra detto Enrico e lui: le quali cose fanno supporre dei
fatti rimasti ignoti, che sarebbe presunzione il congetturare. Il 17 Marzo
del 1274, nell'atto di recarsi al Concilio di Lione, l'Angiorelli fece
diverse elargizioni alla chiesa de' PP. Predicatori di Lucca. Morì
poi in Lione il 18 Maggio dello stesso anno. (UGHELLI, Op. cit. I, 823.
Archivio di Stato in Lucca, pergamena di S. Romano del 17 Marzo 1274).
PAGANELLO II.
Figlio di Gherardo Cavicchia della potente famiglia de' Porcaresi
di Lucca. Era canonico della cattedrale, e per testimonianza di Guido da
Corvaia, fu eletto Vescovo dal Capitolo l'11 Agosto 1274.(Fragmenta historiae
Pisanae; in Rer. It. Script. XXIV, 682). I suoi primi atti come Vescovo,
pervenuti fino a noi, cominciano col 1276 e terminano col 1299, come si
rileva dalle pergamene dell'Archivio Arcivescovile, segnate A.B. 90, e
+ D. 57.
ENRICO II.
Dell'Ordine de' Minori Osservanti. Ne' primordi del suo Vescovato,
tra il 1301 e il 1304, ebbe a soffrire gravi molestie a cagione d'un debito
di tremila fiorini, che fu costretto a fare per conto della chiesa di Lucca,
con autorizzazione di Bonifazio VIII, e che poi durò fatica grande
a dimettere. A' tempi di Castruccio, che amico del Bavaro favoriva lo scisma
contro Giovanni XXII, fu costretto ad abbandonare la Diocesi. Riparò
ad Avignone dove condusse il resto della vita. Nel suo testamento, fatto
appunto ad Avignone nel 1323, ricorda come suo consanguineo il Cardinale
Luca de' Fieschi; il che lo ha fatto attribuire da alcuni scrittori a quella
famiglia. L'ultimo suo atto, non propriamente di lui, ma del suo Vicario
Francesco da Casale, Pievano di Segromigno, è del 1329 (Archivio
Arcivescovile, pergamene segnate* F. 74 + +. B. 70, e +. F.
100).
*AMISINO.
Vescovo intruso. Era nativo di Cesena e Procuratore Generale
dell'Ordine de' Minori. Michele da Cesena, che dall'antipapa Niccolò
V venne creato Cardinale Ostiense e fu uno de' suoi più caldi e
operosi partigiani, nella ritrattazione fatta a papa Giovanni XXII, tra
le altre colpe, confessò d'aver consacrato fr. Amisino Vescovo di
Lucca (Expositio fr. MICHAELIS DE CAESENA in Psalmum Miserere; in Rer.
Ital. Script. III, part. II, 518 e seg).
*ROCCHIGIANO.
Altro Vescovo intruso. Apparteneva alla famiglia de' Tadolini
di Lucca ed era ascritto all'Ordine de' Predicatori. Un suo atto si legge
nella pergamena dell'Archivio Arcivescovile, de' 20 Agosto 1329, segnata
* H.2. Il suo nome è poi mentovato in tutte le ritrattazioni, che
si fecero dopo la cessazione dello scisma, da quelli che vi avevano aderito.
GUGLIELMO II.
Apparteneva all'Ordine Domenicano, e alla famiglia Dulcini
di Monte Albano. Era Eletto di Lucca, quando nel 1330 si trovò presente
alla ritrattazione fatta dall'antipapa Niccolò V dinanzi a papa
Giovanni XXII in Avignone. Morì l'8 Aprile 1349 e fu sepolto in
Lucca nella chiesa di S. Frediano (Archivio della Cancelleria Arcivescovile.
Registrum litterarum, collationum, confirmationum, dispensationum etc.
ann. 1349 et 1350 Curiae Episc. Luc. n.° 19, c. 1).
BERENGARIO II.
"Vogliono che fosse della famiglia Sandei di Lucca, altri
con più fondamento della famiglia de' Biagini". Così in una
nota di Bernardino Baroni. Era Arciprete della Cattedrale. Della sua elezione
ne dette parte a' Lucchesi il Cardinale Sabinense, con lettera de' 20 Gennaio
1350. L'imperatore Carlo IV, con diploma de' 15 Febbraio 1355 confermò
a Berengario ed alla Chiesa di Lucca i privilegi conceduti da' suoi predecessori,
e il 14 Marzo dello stesso anno gli dette la facoltà di creare notai
e cavalieri e legittimare bastardi. Morì il 14 Gennaio del 1368
(BARONI, Famiglie lucchesi, mss. dell'Archivio nostro, IV, 243. BERTINI,
Op. cit. IV, part. I, Doc. n.° XXX, pp. 55 - 61 e Doc. n.° XXXI,
pp. 61 - 62. Archivio della Cancelleria Arcivescovile, Liber reclamorum
Curiae Episc. Luc. ann. 1368, c. 1).
Tenne un Sinodo, messo modernamente alle stampe (DINELLI,
Op. cit. 65 - 110). In fine di esso sta scritto, che venne celebrato "anno
MCCCLI, indictione V, die XVIII mensis Octobris pontificatus .... domini
Innocentii Papae VI". Il 18 Ottobre 1351 era pontefice Clemente VI, non
già Innocenzo VI, la cui elezione ebbe luogo il 18 Dicembre dell'anno
appresso. È probabile però che si confondesse la data della
celebrazione del Sinodo, coll'approvazione pontificia avvenuta susseguentemente.
Un nuovo Sinodo venne da Berengario celebrato il 20 Ottobre 1366, edito
esso pure a seguito dell'altro (DINELLI, Op. cit. pp. 110 - 119).
GUGLIELMO III.
Apparteneva alla famiglia Lodart di Francia; non già
a quella de' Torringhelli di Lucca, come affermano il più degli
eruditi lucchesi. Pigliò possesso del Vescovato il 27 Settembre
1368, avendogli prestato i primi omaggi, a seconda delle vecchie consuetudini,
le famiglie degli avvocati de' Fiammi, de' Malpigli, de' Malapresi, de'
Falabrini, de' Tangrandi. Sul luogo della sua morte sono discordi i contemporanei.
Mentre uno de' Cancellieri del Vescovato afferma che cessò di vivere
nel 1373, "in partibus Lombardie in flumine quod dicitur Olium, seu in
illis finibus"; un altro, che sembra meglio informato, così scrive:
"eodem anno" (1373) "die secunda mensis Iulii publicata fuit Luce, apud
Ecclesiam Lucanam, vacatio sedis episcopalis Lucane per obitum bone memorie
domini Guillielmi Episcopi Lucani, qui decessisse dicitur in partibus Pedemontium
dicto anno, die VJ Iunii, ipso existente in servitio Sancte Romane Ecclesie
in exercitu contra sevos tyramnos persecutores Ecclesie Dominos Mediolanenses".
(Delizie degli Eruditi toscani; X, 141 - 145. Archivio della Cancelleria
Arcivescovile, Registrum collationum, confirmationum etc. Curiae Episc.
1372 ad 1374, n.° 29, c. 1; e Liber reclamorum simplicium etc. anno
N.D.MCCCLXXII, c. 1).
PAOLO
Della famiglia Gabrielli di Gubbio. Pigliò possesso
il 29 Settembre del 1374. Essendo al servizio della S. Sede, morì
a Perugia, e fu sepolto il 10 Settembre del 1380 nella cattedrale di quella
città (Archivio della Cancelleria Arcivescovile. Registrum litterarum
missarum et receptarum Curiae Episc. Luc. n.° 31, c. 1; e Liber memorabilis
Curiae Episcop. Lucanae, n.° 72, c. 1. Archivio di Stato. Anziani al
tempo della libertà, reg. 530, c. 130).
ANTONIO.
Era di Riparia. Prese possesso per procura il 25 Febbraio
1381, ed entrò in Lucca il 10 di Marzo. Morì il 16 Agosto
del 1383 e il giorno dopo fu seppellito nella cattedrale (Archivio della
Cancelleria Arcivescovile. Vacchetta actorum Curiae Episcop. 1380 ad 1381,
c. 1; e Memoriale actorum Curiae Episc. n.° 75, c. 1).
GIOVANNI III.
Era della famiglia Saluzzi o Salvuzzi di Fucecchio e apparteneva
all'Ordine de' Minori Osservanti. Eletto Vescovo di Betelem da papa Urbano
V con bolla de' 29 Ottobre 1380, venne trasferito al Vescovato Lucchese
con bolla dello stesso pontefice de' 9 Ottobre 1383. Il 5 Gennaio del 1384
prese possesso per mezzo del canonico Antonio Cattani, suo procuratore,
e il 24 del medesimo mese fece il solenne ingresso nella città.
Morì il 27 Settembre del 1393 (Archivio della Cancelleria Arcivescovile.
Liber primus registris litterarum et actorum et gratiarum etc. fratris
Johannis etc. Lucani Episcopi, n.° 36, c. 7 - 9; e Registrum collationum,
confirmationum et aliorum Curiae Episc. Luc. n.° 44. c. 1).
NICCOLAO I.
Figlio di Lazzaro Guinigi. Fu creato Vescovo da Bonifazio
IX il 16 Marzo 1394; venne consacrato in Lucca il 26 Aprile; ed entrò
in possesso il 3 Maggio dello stesso anno. Morì nel Novembre del
1435, come si ricava da una lettera dagli anziani a papa Eugenio IV, de'
23 di quel mese (Archivio della Cancelleria Arcivescovile. Registrum collationum
etc. ac aliorum actorum, n.°45, c. 1; e Registrum collationum, confirmationum
et aliorum etc. Curiae Episc. Luc. n.° 44. C. 1. R. Archivio di Stato.
Anziani al tempo della libertà, reg. 532, part. I, c. 68 t.).
LODOVICO
Della famiglia Maulini lucchese, già Segretario di
Carlo VII Re di Francia (4). Il 25 Dicembre del 1435 gli Anziani gli scrissero
per rallegrarsi della sua elezione a Vescovo di Lucca. Entrò in
possesso il 5 Febbraio 1436. Morì nell'Ottobre del 1440 (R. Archivio
di Stato. Anziani al tempo della libertà, reg. 532, part. I, c.
76 t. Archivio della Cancelleria Arcivescovile. Registrum actorum etc.
Curiae Episc. Luc. 1436 ad 1440, n.° 88, c. 1).
BALDASSARE
Della famiglia Manni di Lucca. Il 10 Dicembre 1435 gli Anziani
raccomandarono la sua elezione ad Arciprete della Cattedrale a Gregorio
Arrighi, che si trovava a Roma ambasciatore della Repubblica. Fu consacrato
Vescovo il 2 Aprile del 1441; prese possesso di lì a sette giorni,
e il suo primo atto fu quello di convocare un sinodo. Morì il 18
Gennaio 1448 circa l'aurora, come si rileva da una lettera degli Anziani,
di quel giorno, a papa Niccolò V (Archivio di Stato. Anziani al
tempo della libertà, reg. 532, part. I, c. 75, e part. III, c. 36
t. Archivio della Cancelleria Arcivescovile. Registrum collationum et aliorum
actorum Curiae Episc Luc. n.° 62, c. 2 - 3).
STEFANO
Della famiglia Trenta di Lucca. Il 28 Gennaio del 1448 gli
Anziani scrissero a Niccolò V pregandolo ad eleggerlo Vescovo di
Lucca, come di fatto fece il 12 Marzo dello stesso anno. Fu Legato a latere
in Germania e nell'Inghilterra per conto de' pontefici Pio II e Paolo II
(5). Il 24 Marzo del 1476, per mano di ser Ciomeo Pieri, donò tutti
i beni patrimoniali al fratello Cristoforo. Il 2 Novembre dello stesso
anno fece testamento ai rogiti di Bartolommeo Guarguaglia. Morì
a Cingoli il 18 Settembre 1477, essendo Vicelegato delle Marche (Archivio
di Stato. Anziani al tempo della libertà, reg. 532, part. III, c.
36 t. Archivio Arcivescovile, pergamena segnata + + SS. 31, e N.
XI. 64. BENDINELLI F. Abbozi, mss. nella Biblioteca Pubblica, Parte III,
c.295 t. codice n.° 2589).
IACOPO
Figlio di Cristoforo e Costanza Ammannati, nacque a Lucca
nel 1422. Da Pio II venne fatto Vescovo di Frascati e Cardinale; da Sisto
IV, insieme col Vescovato di Pavia, ebbe quello di Lucca e la Legazione
dell'Umbria. Gli Anziani che avevano più volte scritto al Pontefice,
caldeggiando l'elezione di maestro Paolo Ghiova, inteso come fosse invece
inclinato a far Vescovo l'Ammannati, ne provarono grande contentezza. La
sua nomina seguì il 24 Settembre 1477, e lo stesso giorno il Papa
ne dette parte alla Repubblica. Fece la solenne entrata in Lucca il 21
d'Ottobre. Morì il 10 Settembre 1479 a S. Lorenzo alle Grotte, presso
il lago di Bolsena, mentre da Siena si recava a Roma. È sepolto
a Lucca in S. Agostino, con un epitaffio da lui stesso composto (Anziani
al tempo della libertà, reg. 532, part. V, c. 13 t. e segg. 19 t.).
Di lui come scrittore trattano generalmente gli storici
della letteratura, e fra gli altri il LUCCHESINI, nella Storia Lett. Lucch.
I, 121.
NICCOLAO II.
Figlio di Bartolommeo Sandonnini lucchese. Fu molto caro
a Paolo II, che il 1477 lo mandò Legato a latere in Francia e nella
Borgogna (6). Sisto IV lo trasferì dal Vescovato di Modena a quello
di Lucca, a preghiera degli Anziani, che il 28 Ottobre del 1479 così
gli scrivevano: "Episcopum Mutinensen .... amamus vehementer et in honore
habemus propter egregias eius virtutes et vitae integritatem". Pigliò
possesso per procura il 14 Dicembre dello stesso anno. Morì nel
Settembre del 1499 (Archivio di Stato. Anziani al tempo della libertà,
reg. 532, part. V, c. 19 t. e seg. Archivio della Cancelleria Arcivescovile.
Liber extraordinarium Curiae Episc. Luc. 1479 ad 1480, n.° 114, c.
1.).
FELINO MARIA (per la prima volta)
Della famiglia Sandei, lucchese, stanziata a Ferrara. Nacque
nel 1444. Insegnò diritto canonico nello studio di Ferrara e in
quello di Pisa. Fu Auditore del S. Palazzo, Vescovo di Penna e d'Adria,
e Referendario domestico di papa Alessandro VI, che nel 1495 gli conferì
varii benefizi nel lucchese, cioè la Prioria della Collegiata di
S. Pier Maggiore, la Cappellania di S. Leonardo nella chiesa stessa, e
la parrocchia della Pieve di Compito. Il 25 Settembre del medesimo anno,
a preghiera della Repubblica, venne fatto Coadiutore del vecchio Vescovo
Sandonnini, con diritto alla successione; la qual cosa fortemente dispiacque
al Cardinale Giuliano Della Rovere (il futuro Giulio II), come si rileva
da questa sua lettera alla Signoria, scritta nel Giugno del 1499: "Sono
già alchuni anni, che vedendo noi el Reverendo Episcopo vostro de
Luca essere in etade gravata et chariga de anni, acciochè quella
ecclesia non havesse andare in mano di persona extranea, ne facessimo pensiero
di farne provedere di epsa el Reverendo prothonotario messer Galeotto Franciotto,
nostro nepote et vostro conterraneo. Et perché dicto nostro nepote
era a quel tempo molto giovane, ne obtenessemo la reserva en la persona
nostra, con intentione di beneficare di epsa il prefato messer Galeotto,
quale è horamai in età conveniente et persona bene letterata
et studiosa. Dipoi havemo inteso che messer Felino, per via de alquanti
amici, se è facto fare Coadiutore dal dicto Episcopo cum titulo
successionis in forma iuris. Et benchè la referma nostra sia di
sorte che non dubitiamo che la dicta Coadiutoria ce possa essere ad alcuno
preiudicio iuridico, tamen multo c'è stato molesto che alchuno habi
tentato di volere crescere con preiudicio et iniuria nostra. Pertanto preghiamo
con ogni studio V. M. voglino, in caso che la dicta ecclesia vachi, assistere
oportunamente al venerabile messer Giorgio Franciotto, nostro procuratore,
e prendere in nome nostro et mantenere la possessione della dicta ecclesia".
La Repubblica parteggiava invece per il Sandei, il quale, sentendo come
il Sandonnini fosse in fin di vita, già aveva messo le mani avanti,
scongiurandola, fin dal primo di Giugno, a volere aiutarlo a pigliarne
il possesso, tosto che il Sandonnini fosse spirato; come di fatto fece,
prima col mezzo d'un suo procuratore, poi in persona, e con molta pompa,
nel mese Settembre. Resse la Diocesi fino al 5 Novembre dello stesso anno,
come sarà detto più sotto (Anziani al tempo della libertà;
reg. 536, part. III, c. 59 t., 171 t., e 172).
GIULIANO
È il predetto Cardinale Della Rovere; il quale, punto
sul vivo, che il Sandei avesse assunto la dignità di Vescovo di
Lucca, chiese e ottenne da papa Alessandro VI quella dignità per
sé; e spalleggiato da Lodovico XII, Re di Francia, mandò
a Lucca Evangelista degli Enrighetti di Piacenza, Abate della chiesa di
S. Biagio di Fabriano e Generale dell'Ordine de' Celestini, a pigliarne
possesso; poi, col mezzo di Giorgio Franciotti, Protonotario apostolico,
governò la Chiesa di Lucca dal 6 Novembre 1499 al 29 Agosto 1501,
in cui la riebbe il Sandei (Archivio della Cancelleria Arcivescovile. Vacchetta
extraordinariorium Curiae Episc. Luc. ann. MCCCCLXXXXVIJ etc.).
FELINO MARIA (per la seconda volta)
Felino, non potendo tener fronte al Della Rovere, il 5 Novembre
del 1499, in vesti vescovili, andò a visitare la Signoria e prese
la via di Roma, lasciando in suo luogo un Vicario, che il giorno dopo,
fatta una solenne protesta per mano di notaio, partì esso pure.
Intentò a Roma una causa per riavere la toltagli dignità;
e la riebbe il 29 Agosto del 1501. Seguitò poi a tenerla pacificamente
fino alla morte, avvenuta nell'Ottobre 1503. Al Capitolo della Cattedrale
lasciò per testamento la sua insigne Biblioteca, che forma anche
adesso uno de' più belli ornamenti della città (LEONARDI
L. Di Felino Sandei e della sua Biblioteca, discorso; negli Atti della
R. Accademia Lucchese; XVI, 209 e segg. ).
GALEOTTO
Figlio di Gio. Francesco Franciotti, lucchese, e di Luchina
Della Rovere, sorella di Giulio II, di cui si disse qui addietro. Fu Cardinale
e Vicecancelliere della Chiesa, Arcivescovo di Benevento, Vescovo di Padova,
di Cremona e di Lucca; la qual chiesa, che ebbe dopo morto il Sandei, governò
col mezzo del canonico Giorgio Franciotti, suo congiunto. Morì l'11
Ottobre 1508. (UGHELLI, Op. cit. I, 828).
SISTO
Era fratello uterino del precedente, e apparteneva alla famiglia
Gara Della Rovere. Fu esso pure Cardinale, Vicecancelliere di S. Chiesa,
Arcivescovo di Benevento e Vescovo di Padova. Succeduto al fratellastro
nel vescovato di Lucca, lo tenne fino al 3 Marzo 1517, in cui lo rinunziò
a favore del Cardinale Leonardo de' Grassi Della Rovere. Morì di
lì a cinque giorni, nell'età d'anni quarantasei (UGHELLI,
Op. cit. I, 829).
LEONARDO
Apparteneva alla famiglia Grassi Della Rovere, ed era Cardinale
di S. Chiesa. Tenne il vescovato di Lucca soltanto cinque giorni, cioè
dal 3 all'8 Marzo 1517. (UGHELLI, Op. cit. I, 829).
RAFFAELLO
Della famiglia Riario. Ebbe il Vescovato l'8 Marzo 1517,
per rinunzia del Cardinale Leonardo Grassi Della Rovere; e lo amministrò
fino al 13 Novembre dell'anno stesso (UGHELLI, Op. cit. I. 829).
FRANCESCO I.
Della famiglia Riario - Sforza d'Imola. Fu eletto Vescovo
di Lucca da Leone X il 13 Novembre 1517. Corrucciatosi colla Repubblica,
per lunghi anni tenne stanza a Firenze, lasciando per suo suffraganeo Bonaventura
Dalmata Vescovo Canense. Morì il 13 Novembre 1546 (UGHELLI, Op.
cit. I, 829. Archivio Arcivescovile, pergamene contrasegnate N. XI. 24,
N. XI. 74, ed N. XI. 75.).
Sotto il vescovato del Riario - Sforza la Diocesi di
Lucca perdette il Piviere di Pescia e le chiese della Valdinievole e della
Valleriana, che erano soggette a Firenze, avendo Leone X con Bolla de'
23 Settembre 1519 dichiarato Pescia Prepositura immediatamente soggetta
alla S. Sede.
BARTOLOMMEO
Della famiglia Guidiccioni di Lucca, nacque nel 1469. Fu
carissimo a Paolo III, che prima di salire al pontificato lo volle suo
Vicario nel Vescovato di Parma, Governatore dell'Abbazia di Farfa, e Uditore
nella sua Legazione della Marca, e, creato che fu papa, lo fece Vescovo
di Teramo, Datario, e il 12 Dicembre del 1539, Cardinale; quindi Prefetto
della Segnatura, Riformatore del Tribunal della Rota, Vicario di Roma,
Penitenziere maggiore, amministratore del Vescovato di Chiusi e nel Giugno
del 1546 Vescovo di Lucca. Pochi mesi prima di morire, rinunziò
a favore del nipote. La sua vita ebbe fine il 4 Novembre 1549 (LUCCHESINI,
Storia letteraria del Ducato Lucchese; I, 240. Anziani al tempo della libertà,
reg. 548, part. III, c. 114, e 549, part. III).
ALESSANDRO I.
Figlio di Niccolao Guidiccioni e nepote del Cardinale Bartolommeo.
Eletto Vescovo il 9 Gennaio 1549, entrò in possesso dell'ufficio
l'8 Maggio 1550. Fu per due anni Vicelegato d'Avignone. Delle sue vertenze
colla Repubblica è stato discorso a p. 364 del vol. I. Morì
d'82 anni nel 1605 (UGHELLI, Op. cit. I, 830 e seg.).
Il 20 Dicembre del 1564 tenne un sinodo, che fu pubblicato
col titolo: Lucensis Ecclesiae Constitutiones synodales. Adiecti sunt Canones
poenitentiales sanctorumque Apostolorum. Lucae, apud Vicentium Busdracum,
1571; in 4.° di pp. 136. Se ne ha la seguente ristampa: Ecclesiae Lucensis
Constitutiones pluribus frequentibus Synodis latae et ad compendium relatae,
iussu Alexandri Vidicionii Episcopi denuo editae. Lucae, (1590), apud Vicentium
Busdraghium, ad instantiam Octaviani Guidobonii; in 4.° di pp. 8 -
192.
ALESSANDRO II.
Figlio di Antonio Guidiccioni. Per cinque anni fu coadiutore
del Vescovo Alessandro I, suo zio, al quale succedette. Delle lunghe e
fierissime controversie che ebbe colla Repubblica di Lucca è stato
discorso a p. 368 e segg. del vol. I. Durante il suo Vescovato, a preghiera
di Maddalena d'Austria, Granduchessa di Toscana, papa Gregorio XV, con
bolla de' 17 Dicembre 1622 smembrò la Diocesi di Lucca, togliendole
118 parrocchie per formare il Vescovato di Sanminiato. Morì il 16
Marzo 1637 (UGHELLI, Op. cit. I, 831. Archivio Arcivescovile, pergamena
segnata N. XI. 108.).
Ne' giorni 25, 26 e 27 di Novembre del 1625 tenne un
Sinodo, che fu stampato con questo titolo: Constitutiones Synodi quam Illustriss.
et Reverendiss. D. Alexander Guidic. Lucensis Episcopus et imperialis Comes,
primam habuit anno Domini M. DC. XXV. Lucae, apud Octavianum Guidobonum,
M.DC. XXVIII; in 4.° di pp. VIII n. n. - 32.
MARCANTONIO
Figlio di Curzio Franciotti, lucchese. Dopo essere stato
Auditore Generale della Camera Apostolica, da Urbano VIII fu creato Cardinale.
Ottenne il Vescovato di Lucca il 30 Marzo 1637 e ne pigliò possesso
il 25 Ottobre di quell'anno. Delle controversie che ebbe colla Repubblica
si vegga quanto è stato detto a p. 370 e segg. del primo volume
di quest'opera. Finì col rinunziare al Vescovato nel 1645. Morì
il 9 Febbraio del 1646 (UGHELLI, Op. cit. I, 831 e seg.).
GIOVAMBATTISTA
Della famiglia Rainoldi, milanese. Fu eletto Vescovo di Lucca
da Innocenzo X il 31 Luglio 1645 e ne prese possesso il 30 Novembre di
quell'anno. Morì il 24 Dicembre 1650 (UGHELLI, Op. cit. I, 832.
Archivio Arcivescovile, pergamena segnata * T. 12).
Tenne un Sinodo nel 1646, che fu pubblicato col titolo:
Synodus ab Ill.mo et Reverend.mo D. D. Io. Baptista Raynoldo Episc. Luc.
et Comite Imperiali habita anno M. DC. XLVI. Lucae, apud Balthassarem de
Iudicibus, 1646; in 4.° di pp. XIV n. n. - 134.
PIETRO IV.
Della famiglia Rota di Ravenna. Ebbe la laurea dottorale
in ambe le leggi nell'Università di Bologna il 9 Aprile 1620; seguì
a Madrid come familiare e continuo commensale Giulio Sacchetti Legato e
Nunzio Apostolico nella Spagna; il 9 Luglio del 1630 venne fatto Arcidiacono
della Cattedrale di Ravenna. Fu creato Vescovo di Lucca da papa Innocenzo
X, con bolla de' 27 Giugno 1650. Ne' primi mesi governò la Chiesa
lucchese per mezzo di monsig. Flamminio De' Nobili. Ne prese possesso il
12 Novembre dell'anno stesso; e morì il 12 Febbraio del 1657 (Archivio
di Stato in Lucca. Diplomatico. Acquisto Rota; pergamene de' 9 Aprile 1620,
9 Luglio 1630, e 27 Giugno 1650. BENDINELLI, Op. cit. Part. V, c. 212).
Nel 1653 tenne un Sinodo, che fu pubblicato col titolo:
Petri Rotae Episcopi Lucani et Comitis imperialis prima Synodus diocesana
habita IV idus Aprilis M. DC. LIII. Lucae, apud Pierium et Pacium, M. DC.
LIII; in 4.° di pp. VIII n. n. - 64.
GIROLAMO
Della illustre famiglia Buonvisi di Lucca, figliuolo di Lodovico
e di Caterina di Paolo egualmente Buonvisi, nato il 22 Maggio 1607. Fu
creato Cardinale di S. Chiesa il 9 Aprile 1657, e venne eletto Vescovo
della patria diocesi il 28 Maggio dello stesso anno. Ne prese possesso
per procura il 9 Giugno. Morì il 21 Febbraio del 1677 (UGHELLI Op.
cit. I, 832. BENDINELLI, Op. cit. Part. V, c. 257, e CARDELLA, Vit. De'
Card. VII, 127).
Tenne un Sinodo nel 1661, che si ha alle stampe col titolo.
Lucana Synodus sub Eminentissimo Domino Card. Bonvisio Episcopo Lucano
et Comite prima celebrata die 30 et 31 Maii et prima Iunii anni M. DC.
LXI. Lucae, apud Hiacynthum Pacium, MDCLXI; in 4.° di pp. 126.
GIULIO I.
Figlio di Giovambatista di Giorgio Spinola e d'Isabella di
Niccolò Spinola, nacque a Genova il 13 Maggio 1612. Fu Arcivescovo
di Laodicea e Nunzio in Napoli, poi Vescovo di Sutri e Nepi, dalla qual
diocesi venne traslocato a quella di Lucca l'8 Novembre 1677. Rinunziò
al Vescovato di Lucca il 3 Settembre del 1690. Creato Cardinale il 15 Febbraio
del 1666, fu pubblicato soltanto il 7 Marzo dell'anno dopo. Morì
a Roma nel conclave d'Innocenzo XII tra l'11 e il 12 di Marzo del 1691
(UGHELLI, Op. cit. I, 832; BENDINELLI, Op. cit. Part. V, c. 337 e 338 t.).
Tenne un Sinodo nel 1681, che si ha alle stampe con questo
titolo: Synodus Lucana ab Eminentiss. et Reverendiss. D. Iulio tituli S.
Martini de Montibus S. R. E. Presb. Card. Spinola Episcopo Lucano et Comite
celebrata in cathedrali ecclesia die 16, 17 et 18 Aprilis anni MDCLXXXI.
Lucae, apud Hiacynthum Pacium, M. DC. LXXXI; in 4.° di pp. VIII n.
n. - 360.
FRANCESCO II.
Figlio di Vincenzo Buonvisi e di Maria Gabrielli, nacque
a Lucca il 16 Maggio 1626. Fu Nunzio in Colonia, poi Nunzio straordinario
in Polonia, e finalmente Nunzio ordinario a Vienna, dove l'opera sua fu
efficacissima in vantaggio della cristianità nella guerra contro
il Turco. Da Innocenzo XI venne creato Cardinale il 1.° Settembre
1681. Ebbe il Vescovato di Lucca il 7 Settembre del 1690. Morì il
22 Agosto del 1700 (TRENTA T. Memorie per servire alla storia politica
del Cardinale Francesco Buonvisi patrizio lucchese. Lucca, Bertini, 1818.
Due vol. in 8.°).
L'ultimo anno della sua vita tenne un Sinodo, che si
ha alle stampe col titolo: Synodus Lucana ab Eminentiss. et Reverendiss.
D. Francisco tit. S. Stephani in Monte Coelio S. R. E. Presb. Card. Bonvisio
Episcopo Lucano et Comite celebrata in cathedrali ecclesia die 28, 29 et
30 Aprilis anni MDCC. Lucae, typis Marescandoli, MDCC; in 4.° di pp.
VIII n. n. - 208.
ORAZIO FILIPPO
Della famiglia Spada, lucchese, figliuolo di Francesco. Dopo
essere stato eletto Arcivescovo di Tebe ed aver servito la Chiesa Romana
come Nunzio presso il Re di Polonia, venne fatto Vescovo di Lucca il 15
Dicembre 1704. Da papa Clemente XI fu creato Cardinale del titolo di S.
Onofrio il 17 Maggio del 1706; e traslocato alla Chiesa di Osimo il 17
Gennaio 1714 (UGHELLI, Op. cit. I, 832).
GENESIO
Della famiglia Calchi di Milano. Dopo essere stato canonico
ordinario della patria metropolitana, e Vicario, prima nelle cause criminali,
poi civili, di quella Curia, non che Vicario Capitolare, e finalmente Vicario
Generale del Cardinale Benedetto Odescalchi Arcivescovo di Milano, fu assunto
al Vescovato di Lucca il 28 Maggio 1714. Morì il 20 Gennaio 1720
a Pisa, dove si era ritirato a cagione delle sue controversie colla Repubblica,
delle quali è stato discorso a pag. 377 e seg. del vol. I (UGHELLI,
Op. cit. I, 832).
ARCIVESCOVI
BERNARDINO
Della famiglia Guinigi di Lucca. Dal Vescovato di Rieti fu
trasferito a quello di Lucca il 20 Dicembre 1723. Cedette alla Repubblica
la Iura vescovile, che si componeva delle terre di Diecimo (7), Sesto,
Aquilea, S. Stefano, S. Quirico, S. Cassiano, S. Lorenzo e S. Michele di
Moriano, con atto de' 17 Luglio 1726, che poi ottenne il beneplacito pontificio
il 16 Novembre di quell'anno (V. pag. 379 del vol. I). Con bolla degli
11 Settembre 1726 papa Benedetto XIII eresse la Diocesi di Lucca in Arcivescovato,
dichiarandola direttamente soggetta alla Sede Pontificia (V. pag. 378 del
vol. stesso). Il Guinigi pertanto fu il primo che assumesse il titolo di
Arcivescovo; visse sempre in molta concordia colla Repubblica, e morì
il 13 Gennaio 1729.
TOMMASO
Della famiglia Cervioni di Montalcino. Come fu detto a p.380
del vol. I, venne eletto Vescovo di Lucca da papa Benedetto XIII il 1 Febbraio
1729, "senza passarne alcuna convenienza colla Repubblica"; la quale, per
essere il Cervioni suddito del vicino Granduca, tanto fece che la sua nomina
fu revocata nel Novembre 1731. Non entra pertanto nella serie de' Vescovi
di Lucca, e si pone solo per memoria.
FABIO
Figlio di Ferdinando de' Signori di Colloredo e della Marchesa
Felicita Rabatta, nacque nel 1672. Rinunziata la primogenitura di Boemia
al fratello Girolamo e quella d'Italia all'altro fratello Rodolfo, si ascrisse
alla congregazione dell'Oratorio. Eletto Arcivescovo di Lucca da Clemente
XII il 19 Dicembre 1731, prese possesso della sua sede soltanto nel Marzo
dell'anno seguente. A pag. 381 del vol. I furono raccontate le molestie
che ebbe a soffrire ne' primi anni del suo arcivescovato, a cagione de'
gravami imposti sulla mensa lucchese dalla Curia Romana, e come per intercessione
della Repubblica venissero ridotti alla metà da Benedetto XIV nel
1741. Morì il 15 Novembre 1742 (CROLLALANZA G. B. Memorie storico
- genealogiche della stirpe Waldsee - Melse. Pisa, 1875; pag. 229).
Nel 1736 tenne un Sinodo, che si ha alle stampe col titolo:
Synodus Lucana ab Illustriss. et Reverendiss. D. Fabio de Colloredo, Archiepiscopo
Lucano et Comite, celebrata in ecclesia archiepiscopali die XV, XVI et
XVII Maii CIDDCCXXXVI. Lucae, MDDCCXXXVI. Typis Dominici Ciuffetti; in
4.° di pp. XXIV - 388. Ne venne fatta una ristampa nel 1797 (V. FILIPPO).
GIUSEPPE I
Della famiglia Palma di Lucca. Nacque il 26 Agosto 1695,
e venne consacrato Arcivescovo il 10 Febbraio 1743 da papa Benedetto XIV,
che per un tratto di favore verso la Repubblica, le dette, per quella volta,
facoltà di proporre quattro soggetti, che oltre il Palma, allora
Arcidiacono della Cattedrale, furono Monsignore Gio. Vincenzo Lucchesini,
l'Arciprete Cesare Bartolommei e il P. Abate Cesare Barsotti Canonico Regolare
Lateranense. Morì all'improvviso la notte del 31 Ottobre 1761 per
la rottura di un vaso linfatico al cuore (Orazione in morte di Monsignore
Giuseppe Palma, Arcivescovo di Lucca, detta il dì 3 di Novembre
dell'anno 1761 da FRANCESCO UBALDO DE' NOBILI, patrizio lucchese e tra
i Canonici di S. Frediano Abate perpetuo. Lucca, MDCCLXI. Appresso Giuseppe
Rocchi; in 4.° di pp. XXVI).
VINCENZO
La Repubblica, valendosi per la prima volta del privilegio
concessole da papa Benedetto XIV, il 26 Maggio 1754, colla Bolla Romanum
Pontificem, di proporre tre soggetti idonei ad ogni sede vacante (V. vol.
I, p. 382), il 10 Dicembre 1761, formò una terna, composta del P.
Gio. Domenico Mansi de' Chierici Regolari della Madre di Dio, P. Maestro
Martino Trenta Servita di Vincenzo Torre Priore di S. Pietro Maggiore.
La scelta di papa Clemente XIII cadde sul Torre, che eletto il 5 Febbraio
del 1762, morì il 10 Marzo dell'anno dopo, senza essere stato consacrato,
essendosi accesa una fiera controversia tra la Repubblica e il Pontefice
per certe pensioni delle quali voleva gravata la mensa Arcivescovile (Compendio
storico della nomina ed elezione dell'Arcivescovo di Lucca, accaduta nella
persona del sig. Don Vincenzo Torre, patrizio lucchese, Priore di S. Pietro
Maggiore, Dottore dell'una e dell'altra Legge, Esaminatore di più
Congregazioni, Vicario foraneo dell'Arcivescovo di Pisa, Provicario Generale
di tutta la Diocesi di Lucca, Conservatore delle Monache di S. Giustina,
Protettore delle MM. Cappuccine ec. ec. descritto da RIMAFORTE ALBIZZINI
AUGUSTANO 1762, ms. nella Libreria dell'Archivio).
GIO. DOMENICO I.
Figlio di Giuseppe Mansi e di Rosa Torre nacque a Lucca il
16 Febbraio 1692; di sedici anni si ascrisse alla Congregazione de' Chierici
Regolari della Madre di Dio; e fu "quasi regolator della diocesi" lucchese,
durante il vescovato di Fabio Colloredo. Dopo la morte del Palma, la Repubblica
lo designò Arcivescovo, insieme col P. Vincenzo Torre e col P. Martino
Trenta; ma esso, sbigottito a tale annunzio, scrisse a Roma con tale caldezza
per liberarsi dal grave carico, che dal Pontefice venne preferito il Torre.
Dopo la morte di questo, la Repubblica tornò a proporlo. Il Mansi
si trovava a Roma ed a viva voce rinnovò caldissimi uffici perché
la scelta non cadesse sopra di lui; ma senza alcun frutto, ché papa
Clemente XIII il 25 Aprile del 1764 lo elesse Arcivescovo. Morì
il 27 Settembre del 1769, lasciando fama d'insigne erudito in fatto di
cose ecclesiastiche (Orazione funebre in commendazione dell'Illustrissimo
e Reverendissimo Monsignore Gio. Domenico Mansi etc. recitata il dì
XXX Settembre MDCCLXIX nel giorno della sua solenne deposizione dall'ab.
CRISTOFANO MATTEO MARTELLI LEONARDI, Maestro di eloquenza nel Seminario
Arcivescovile. In Lucca, MDCCLXIX. Per Filippo Maria Benedini; in 4.°
di pp. 18 - In morte di Monsignore Gio. Domenico Mansi etc. orazione recitata
nella pubblica adunanza dell'Accademia Ecclesiastica, da lui instituita
in detta città, da FILIPPO SARDI, patrizio lucchese, canon. della
Cattedrale, socio della stessa Accademia, il dì XXVI Aprile MDCCLXX.
In Lucca, MDCCLXXI. Per Filippo Maria Benedini; in 4.° di pp. XXIII
- Prose e Rime nella morte dell'Illustriss. e Reverendiss. Monsignore Giandomenico
Mansi etc. Accademico Oscuro, recitate nell'Accademia degli Oscuri di Lucca
il dì VII di Febbraio MDCCLXX. In Lucca, MDCCLXX. Per Filippo Maria
Benedini; in 4.° di pp. XXXX.
MARTINO
Della famiglia Bianchi di Lucca. Fu prima canonico della
Collegiata di S. Paolino, poi di quella di S. Michele; vestì quindi
l'abito del Terzo Ordine di S. Francesco, che presto depose, e venne fatto
Pievano di Compito. Per concorso ebbe la carica di Canonico teologo della
Cattedrale. Proposto ad Arcivescovo dalla Repubblica, insieme con Marzio
Micheli ed Ignazio Lippi, fu prescelto dal Pontefice, che si affrettò
a darne avviso alla Signoria con breve de' 25 Novembre 1769. Fu consacrato
in Frascati il 19 Marzo 1770 dal Cardinale di Yorck, e l'11 di Giugno fece
il suo solenne ingresso nella Cattedrale. Morì il 26 Dicembre 1788
(PELLIGOTTI G. A. Annali di Lucca, mss. nella Libreria dell'Archivio, Part.
II, tom. III, pag. 536 e segg.).
Nel 1787, come fu detto a p. 383 del vol. I, l'Arcivescovato
di Lucca perdette la Contea di Sala in Garfagnana, che passò nel
dominio degli Estensi.
FILIPPO
Nacque a Lucca da Lorenzo Sardi e Maria Guinigi il 18 Ottobre
1736. Il 4 Maggio del 1789 il Consiglio Generale della Repubblica lo propose
ad Arcivescovo, insieme col Primicerio Nicolao Emilio Mansi e col P. Paolino
Saladini delle Scuole Pie. Venne eletto da Pio VI nel Concistoro del 3
Agosto di quell'anno. Morì l'8 Marzo 1826 (La Vita di Monsignore
Filippo Sardi, Arcivescovo di Lucca, descritta dall'abbate LEONARDO MARIA
CARDELLA ora canonico della Metropolitana di Lucca e letta alla R. Accademia
Lucchese nella tornata de' 15 Febbraio 1827. Lucca, Tipografia di Giuseppe
Giusti, 1832; in 8.°).
Fece ristampare il Sinodo del Colloredo con alcune aggiunte.
Ha questo titolo: Synodus Lucana ab Illustriss. et Reverendiss. D. Fabio
de Colloredo Archiepiscopo Lucano et Comite celebrata in ecclesia Archiepiscopali
die XV, XVI, XVII Maii MDCCXXXVI; iussu Illustrissimi et Reverendissimi
D. Philippi Sardi Archiepiscopi Lucani et Comitis nunc. iterum edita cum
nova monumentorum appendice. Lucae, MDCCXCVJI. Typis Philippi Mariae Benedini;
in 4.° di pp. XXIV - 388.
Sotto l'arcivescovato del Sardi la diocesi di Lucca,
in forza d'una Bolla di Pio VI del 18 Luglio 1789, dovette cedere alla
diocesi di Pisa diciotto parrocchie, formanti i due Vicariati di Barga
e di Pietrasanta e la Pievania di Ripafratta, ricevendone in cambio le
sette chiese parrocchiali che formavano il Pievanato di Massaciuccoli.
Un altro smembramento fu ordinato sotto di lui, per la bolla Pontificia
de' 3 Luglio 1822 con cui furono assegnate al nuovo Vescovato di Massa
di Carrara 41 parrocchie e sette cure della bassa Garfagnana. Fu però
messo in esecuzione nella sede vacante dopo la sua morte.
GIUSEPPE II.
Della famiglia De' Nobili di Lucca. Dopo essere stato Vicario
Generale del Vescovo di Auch in Francia, Canonico della patria Metropolitana
e Decano della Collegiata di S. Michele in Foro, venne eletto Arcivescovo
di Lucca il 3 Luglio del 1826. Morì il 29 Marzo del 1836.
GIO. DOMENICO II.
Della famiglia Stefanelli. Era nativo di Vico Pancellorum,
piccolo villaggio nel Comune de' Bagni di Lucca. Si ascrisse all'Ordine
de' PP. Predicatori. Venne eletto Arcivescovo di Lucca l'11 Luglio 1836,
e ricevette la consacrazione in Roma il 26 di quel mese. Rinunziò
all'Arcivescovato il 20 Gennaio del 1845, e fu nominato Arcivescovo di
Traianopoli. Morì in Roma il 5 Febbraio 1852. (BISCOTTI C. Notizie
sommarie riguardanti le chiese, i benefizi ed il clero dell'Archidiocesi
di Lucca. Lucca, Giusti, 1853; p. 10).
PIETRO V.
Della famiglia Pera. Nacque a S. Gennaro il primo Settembre
1796. Il Duca Carlo Lodovico di Borbone lo fece Bibliotecario della sua
privata Libreria. Fu canonico della Cattedrale. Venne eletto Arcivescovo
di Lucca il 5 Febbraio 1845 e consacrato in Roma il primo di Maggio. Entrò
il 13 di quel mese. Morì l'8 Luglio 1846. (CARDELLA LEONARDO MARIA.
Necrologia di Monsig. Pietro Pera; nel Giornale privilegiato di Lucca politico-letterario;
ann. XX, n.° 64, 17 Luglio 1846).
Morto il Pera, nel tratto intermedio che precedè
l'elezione dell'Arrigoni (9 Luglio 1846 - 2 Gennaio 1850), la Diocesi fu
amministrata dal Vicario Capitolare Mons. Paolo Bertolozzi, che fu poi
Vescovo di Montalcino.
GIULIO II.
Della famiglia Arrigoni di Bergamo, dove nacque il 6 Settembre
del 1806. A quindici anni vestì l'abito de' Minori della più
stretta Osservanza di S. Francesco. Ebbe molto grido come predicatore,
ed insegnò teologia dommatica ed eloquenza sacra nell'Università
di Pisa. Fu consacrato Arcivescovo di Lucca nella Metropolitana di Firenze
il 30 Dicembre 1849; il 2 Gennaio del 1850 pigliò possesso dell'Arcivescovato;
morì nella notte dal 9 al 10 Gennaio 1875 (Nei funerali di Mons.
Giulio Arrigoni, Arcivescovo di Lucca, orazione di Mons. RAFFAELE MEZZETTI
Vescovo di Livorno. Lucca, Tipografia Landi, 1875; in 8.° di pp.20).
Durante l'episcopato dell'Arrigoni, fu da Pio IX, per
la bolla del 17 Dicembre 1853, ordinato il distacco dalla Diocesi lucchese
di Gallicano e delle sue dipendenze, da avere effetto però colla
prima futura sede vacante.
NICCOLA III.
Della famiglia Ghilardi. Nacque a Castiglione di Garfagnana
il 7 Marzo 1827. Fu canonico della Metropolitana di Lucca , Vicario Generale
e poi Capitolare della Diocesi. Venne preconizzato Arcivescovo il 15 Marzo
del 1875 e consacrato in Lucca il 4 Aprile dello stesso anno.
Regge felicemente la Diocesi nel tempo in cui scriviamo
(Giugno 1886).
Di proposito e colla scorta dei documenti, l'erudito Domenico
Bertini, nella sua prima Dissertazione sopra la storia Ecclesiastica di
Lucca, discorse dell'antica e moderna estensione della Diocesi (8). La
conclusione dei suoi studi fu, che nei primi tempi del cristianesimo avesse
residenza in Lucca un Vescovo unico a tutta la provincia toscana, e che,
quando più tardi furono erette nella medesima altre sedi, quella
di Lucca rimanesse con un territorio vastissimo, come era la sua giurisdizione
civile. Altri, ammettendo con lui l'autorità e le molte prerogative
del Vescovato lucchese, che fu sempre direttamente soggetto a Roma, ed
in antico potente e ricco di possessioni ed anche di diritti temporali
sopra alcune terre, negarono che dal trovarsi indicati possessi dipendenti
da esso nei contadi d'altre città di Toscana, e specialmente di
Volterra, Populonia, Roselle, e fino di Sovana, dovesse intendersi che
là si stendesse la sua autorità diocesana, ed opinarono invece
che i possessi stessi fossero venuti a far parte del vastissimo patrimonio
episcopale, per ragione di donazioni o per altri diritti.
A trovare il vero fra le diverse opinioni, più
che documenti staccati, tali da dar luogo a diverse interpretazioni , bisognerebbe
che fossero pervenute a noi le più antiche descrizioni del territorio
diocesano. Ma nissuna ne abbiamo che sia antecedente a quella del 1260,
contenente l'estimo di tutti i possessi religiosi e di beneficenza della
Diocesi, fatto per commissione del Pontefice, probabilmente per cavarne
una straordinaria imposta in occasione della crociata contro Manfredi.
Di fronte ad ogni nome di chiesa o d'altro istituto, è in questo
documento scritta la somma della respettiva rendita annuale in lire, delle
quali allora si crede che approssimativamente ne occorresse una ed un quarto
a formare un fiorino d'oro; il che vorrebbe dire, che a ragione di metallo,
ognuna avrebbe il valore di lire italiane attuali 9. 41. La seconda descrizione
che sia nota, già da noi registrata nella Serie delle Imposte diverse
e straordinarie (II. 90), fu fatta nel 1342 per distribuire una imposta
sul clero, in occasione di edificare nella Cattedrale la Cappella di S.
Benedetto, in espiazione della parte presa allo scisma del Bavaro. La stima
dell'entrate, o come si direbbe oggidì la massa imponibile, è
in questo secondo catalogo quasi sempre eguale all'antecedente del 1260;
ma vi è di più l'ammontare della imposta, che fu del due
e mezzo per cento. Però nel libro non è compresa tutta la
diocesi, mancandovi evidentemente i luoghi di Valdinievole e d'altre parti
del territorio, alle quali, per essere allora occupate dai nemici, molto
verosimilmente non si potè estendere la riscossione. Il terzo catalogo
per ordine di tempo, ben inteso fra quelli noti a noi, si trova copiato
in un registro del nostro Archivio, che contiene anche l'antico Statuto
della Curia delle Vie e dei Pubblici. Nel descriverlo a suo luogo (1.300),
dicemmo che era senza dubbio posteriore di qualche anno all'altro del 1342.
Meglio considerato, ora crediamo che sia quello che si dovette compilare
per la tassa imposta nuovamente sul clero in occasione che Papa Urbano
VI e la sua corte vennero in Lucca, dove fecero dimora dalla vigilia di
Natale del 1386 a mezzo Settembre dell'anno dipoi. Questo catalogo comprende
la intiera Diocesi come l'altro del 1260; ma è però senza
comparazione più ricco, essendovi notate anche le cappellanie, gli
altari ed altri particolari benefizi, e talune cappelle ed istituti di
piccolissima importanza, che nell'antecedente erano stati trascurati, ed
ha di più la giunta di fondazioni posteriori. Differisce pure dall'altro
per la somma dell'entrate e della imposta, avendo solamente l'indicazione
di quest'ultima, e forse anche di una rata di essa: perché, nel
più de' casi è minore di quella dell'imposta per l'altare
di S. Benedetto, e la moneta era in quel tempo notevolmente diminuita di
valore. Volendo pertanto che nel presente Inventario si avesse pronta una
autentica descrizione della Diocesi lucchese, com'era, se non fino dalla
sua primissima istituzione, certamente da tempo antichissimo e quale durò
fino al secolo XVI, abbiamo pertanto creduto di dover preferire quest'ultima,
che diremo per congettura del 1387, all'altra del 1260, la quale è
anche a portata di tutti perché già tre volte stampata (9).
La notevolissima differenza che passa fra l'antico e l'attuale territorio
della Diocesi di Lucca, è stata causata da cinque successivi smembramenti,
che solamente in una parte minima vennero compensati colla unione del Pievato
di Massaciuccoli, staccato dalla Diocesi pisana, nell'atto che faceva a
carico della lucchese un acquisto senza paragone maggiore. Tali diminuzioni
e variazioni di territorio noteremo qui brevemente per ordine di tempo.
I.a 1519, 25 Settembre. Leone X, per compiacere al suo
Datario Baldassare Turini, con bolla di questo giorno, staccò dalla
Diocesi di Lucca il Piviere di Pescia, con tutte le chiese di Valdinievole
e di Valleriana, poste nel territorio, che, al seguito delle guerre del
secolo XIV, erano rimaste fuori del dominio lucchese. Di queste parrocchie
fu formata la Prepositura di S.Maria Maggiore di Pescia, immediatamente
soggetta alla S. Sede; che poi colla bolla di Benedetto XIII del 17 Marzo
1726, venne eretta in Vescovato.
II.a 1622, 9 Dicembre. A preghiera di Maddalena d'Austria
Granduchessa di Toscana, Papa Gregorio XV, con bolla di questo giorno,
tolse alla Diocesi di Lucca, 118 fra chiese, conventi, luoghi pii ec.,
per formare il Vescovato di Sanminiato. Di questi istituti 27 erano filiali
dell'antica Prepositura di Sanminiato, 22 suffraganei della collegiata
di S.Maria in Monte, ed altre 69 tra chiese e conventi. Furono comprese
in questo smembramento le collegiate di Fucecchio, S.Croce, Castelfranco
e S. Maria in Monte. Colla erezione della nuova Diocesi cessò anche
la giurisdizione sulla chiesa di Fucecchio per parte delle Clarisse di
Lucca, di cui si dirà, illustrando la serie della Badia di Fucecchio.
La ragione per cui si chiese questo smembramento fu al
solito l'esser il corrispondente territorio non più sotto il dominio
temporale di Lucca, ma venuto a far parte del territorio toscano. Il Papa
però dichiarò in questa bolla, che malgrado che tal condizione
si riscontrasse anche per i distretti di Barga e di Pietrasanta e per la
chiesa di Ripafratta, questi sarebbero rimasti nella Diocesi lucchese.
III.a 1789, 18 Luglio. Malgrado la dichiarazione fatta
nel 1622 da Gregorio XV, a proposito de' due Vicariati di Barga e Pietrasanta,
e della parrocchia di Ripafratta, il Pontefice Pio VI, ad istanza del Granduca
Pietro Leopoldo, consenziente la Repubblica di Lucca, con una bolla del
18 Luglio 1789, in seguito di antecedente pontificio rescritto del 22 Giugno
dell'anno stesso, ordinò che i detti territori fossero staccati
da Lucca, ed uniti dall'Arcivescovato di Pisa. Formarono in tutto 18 parrocchie;
cioè:
Vicariato di Pietrasanta, con S. Martino di Pietrasanta
- S. Gio. Battista e S. Felicita di Val di Castello e Capezzano - S. Salvatore
fuori di Pietrasanta - S. Maria Assunta di Stazzema - S. Pietro di Retignano
- S. Nicolao di Pruno - S. Sisto di Pomezzana - S. Michele di Farnocchia
- S. Maria Assunta di Cardoso - S. Antonio Abate (Alpe) di Stazzema. Parrocchie
10.
Vicariato di Barga, con S. Cristoforo di Barga - S. Frediano
di Sommocologna - S. Michele del Piano o di Albiano - S. Maria Assunta
di Loppia - S. Piero in Campo di Barga - S. Nicolao di Castelvecchio di
Barga - S. Giusto di Tiglio. Parrocchie 7.
S. Bartolomeo di Ripafratta, già attenente al
Priorato lucchese di Gattaiola.
Nel stesso tempo il Pontefice ordinava che passassero
dalla Diocesi di Pisa a quella di Lucca, le seguenti parrocchie della marina
e della contigua collina lucchese. S. Lorenzo di Massaciuccoli - S. Prospero
di Bozzano - S. Donato di Balbano - S. Giusto di Chiatri - S. Stefano di
Quiesa - S. Martino di Castiglioncello - S. Giuseppe della Torre del Lago
di Massaciuccoli. Parrocchie 7.
IV.a 1822, 3 Luglio. Coll'erezione della Diocesi di Massa
di Carrara, decretata in data di questo giorno da Papa Leone XII, fu ordinato
che passassero nel nuovo Vescovato le chiese comprese nel Vicariato di
Garfagnana, e nella Prioria di Castiglione; in tutto n.° 48, cioè
Parrocchie 41 e 7 Cure, che secondo l'elenco allegato alla bolla, furono
le seguenti:
Parrocchie. SS. Pietro e Paolo di Castelnuovo - S. Giovambatista
di Pieve Fosciana - S. Pietro di Castiglione - S. Michele di Castiglione
- S. Martino di Cerageto - S. Rocco di Mozzanella - S. Magno di Pontecosi
- S. Pantaleone di Sambuca e Villetta - S. Martino di Sillicagnana - S.
Sisto di Villa Collemandina - S. Maria Assunta di Magnano - S. Michele
di Sassorosso - S. Michele di Massa di Sassorosso - S. Lorenzo di Corfino
e Conigliano - S. Bartolommeo di Gragnanella - S. Pietro di Antisciana
- S. Andrea di Ceretoli - S. Michele di Colle - S. Nicolao di Sillicano
- S. Martino di Palleroso - S. Maria Assunta di Cesarana e Ville - S. Lorenzo
di Cascio - S. Regolo di Bargecchia - S. Lorenzo di Sillico - S. Bartolommeo
di Molazzana - S. Sisto di Brucciano- S. Ferdinando di Sassi - S. Maria
Assunta di Eglio - S. Quilico di Vergemoli - S. Tommaso di Calomini - S.
Pietro di Trassilico - S. Marco di Gragliana - S. Francesco del Forno Volasco
- S. Iacopo di Vallico Sotto - S. Michele di Vallico Sopra - S. Iacopo
delle Fabbriche - S. Pietro di Carregine - S. Donato di Rontano - S. Maria
Assunta di Poggio - S. Antonio di Capricchia - S. Iacopo delle Capanne.
Parrocchie n°41.
Cure. SS. Trinità di Turrite - Spirito Santo di
Monterotondo - S. Paolino delle Alpi di Castiglione - S. Bartolommeo di
Chiozza - S. Antonio dell'Alpe d'Eglio - S. Pellegrino di S. Pellegrinetto
dell'Alpi di Campolemisi - S. Iacopo d'Isola Santa. Cure n° 7.
Lo smembramento era stato dichiarato che si metterebbe
in effetto alla prima vacanza della sede lucchese, cioè alla morte
dell'Arcivescovo Sardi che avvenne il dì 8 Marzo 1826. Dovendosi
allora venire all'esecuzione, per la parte di Lucca, si mise innanzi, che
se la ragione dell'attuale giurisdizione politica era prevalente per staccare
i paesi dell'antica circoscrizione diocesana, avrebbe dovuto unirsi all'Arcivescovato
lucchese Minucciano e Montignoso, che malgrado fossero politicamente nel
Ducato, spiritualmente erano sotto altre diocesi. Si espose anche il desiderio
che il Vescovato di Massa, per i paesi staccati da Lucca, fosse dichiarato
suffraganeo dell'Arcivescovo di questa città; ed anche il Duca Carlo
Lodovico, il giorno 7 Giugno 1826, incaricava il suo Ministro Segretario
di Stato di operare con ogni calore per ottenere dalla Sede Apostolica
questa suffraganeità "onde (son sue parole) dopo le tante ferite
che la Chiesa di Lucca ha ricevute, almeno le sia concesso quest'onore
(10)". Il Pontefice non sarebbe stato alieno dalla grazia, se vi fosse
concorso il beneplacito del Duca di Modena; ma questo, in buoni modi, lo
rifiutò, talchè il distacco fu compiuto.
V.a 1853, 17 Dicembre. Nel trattato di Vienna era stabilito
che al momento della reversione del Ducato di Lucca alla Toscana, alcuni
tratti del territorio lucchese passerebbero al duca di Modena, e fra questi
Gallicano colle ville dipendenti. La reversione avvenne l'anno 1847, ma
le vicende politiche dell'anno dipoi, obbligarono il Duca di Modena a stare
alcun tempo assente dal principato. Ritornato però nel 1849 esso
chiese al Pontefice, che come si era fatto degli altri territori lucchesi
divenuti estensi, anche quello di Gallicano si staccasse dalla Diocesi
lucchese e si unisse alla massese. Pio IX ordinò tale quinto ed
ultimo smembramento mediante la bolla Dum universi, data il 17 Dicembre
1853. Le parrocchie perdute in quella occasione furono nove, cioè:
S. Giacomo Apostolo di Gallicano - S. Martino di Verni - S. Ginese di Cardoso
- SS. Alessandro e Margherita di Bolognana - SS. Apostoli Pietro e Paolo
di Fiattone - S. Michele di Perpoli - S. Giuliano in Campo di Perpoli -
S. Martino di Treppignana - S. Silvestro di Riana - S. Pietro di Lupinaia.
Questa bolla, eseguibile al solito alla prima vacanza
dell'Arcivescovato lucchese, fu messa in effetto colla morte di Mons. Arrigoni,
avvenuta nel 1875. Per caso, non trovandosi in essa mentovate le due parrocchie
di S. Romano, e di S. Giusto di Motrone, benché fossero pur esse
nel territorio di Gallicano, rimasero di fatto sottoposte a Lucca.
Al seguito di queste successive diminuzioni si conta
che la Diocesi lucchese, dal 1519 in poi, sia venuta a perdere circa 200
parrocchie, coi monasteri e luoghi pii, che esistevano su quei territori.
Il Granduca Leopoldo II, dopo che Lucca fu unita alla Toscana, non pensò
di far rendere alla Diocesi nostra ciò che Pietro Leopoldo aveva
voluto che ne fosse staccato, per non essere allora il territorio sotto
la sua dominazione politica. Perciò i territori di Barga e di Pietrasanta
rimasero nel Compartimento lucchese, formando, per ciò che attiene
alla giurisdizione spirituale, due isole staccate; la prima anche divisa
per grande spazio dalla sede episcopale da cui dipende, cioè da
Pisa. |