| MINISTERO PER I BENI E
LE ATTIVITA' CULTURALI ARCHIVI SISTEMA ARCHIVISTICO NAZIONALE |
ARCHIVIO DI STATO DI MILANO
Lavoratori italiani in Germania - 1940-45
Comunicato - apertura di uno sportello per il rilascio di copie autentiche della documentazione
Pagine informative sulla cronaca milanese di Repubblica
A chi lavora in un Archivio non è raro capiti di imbattersi in mucchi di documenti polverosi, disordinati e pressoché dimenticati che si rivelino di considerevole interesse. Così, aggirandosi nelle cantine di un ufficio pubblico milanese che bisognava sgomberare per lavori di ristrutturazione, è accaduto di trovare pacchi di schede di lavoratori italiani ingaggiati per andare a lavorare nella Germania nazista. Ai tempi del ritrovamento, l'attenzione di chi invocava giustizia per i crimini commessi da fascisti e nazisti durante la seconda guerra mondiale, era focalizzata sulla pubblicazione di elenchi di ebrei, intestatari di depositi ancora giacenti presso le banche svizzere, e sulla nascita della Commissione Anselmi, istituita per far luce sulla confisca dei beni ebraici: di lavoratori coatti ancora non si parlava, né tantomeno di risarcimenti promessi dal governo federale tedesco e dalle industrie che di quella manodopera si erano avvalse. La Storia, si potrebbe affermare, rispetta le priorità ed ora è giunto il momento di saldare questo conto anche a favore di chi, consapevole o ignaro, si era trovato a lavorare come "schiavo di Hitler".
La registrazione dei lavoratori, ad opera della Confederazione fascista per l'industria, inizia nel 1940 e riguarda uomini e donne della provincia di Milano che volontariamente accettarono un contratto di lavoro in Germania; oltre ai dati anagrafici, alla iscrizione o meno al partito nazionale fascista e alla qualifica, sono annotati con precisione il giorno della partenza ed il numero del convoglio ferroviario, quindi il luogo e il nome della ditta presso la quale sarebbero andati a lavorare. Scarne, e generalmente mediante timbri a inchiostro, le informazioni successive sulle licenze, i pacchi ricevuti, le malattie, i rimpatri.
Dopo l'8 settembre tutto cambiò per tutti: i lavoratori da volontari divennero coatti e solo pochi fedeli alla causa fascista riuscirono a ritornare prima della fine della guerra.
Le schede di quanti partirono alla fine del 1943 e nel '44 recano una diversa intestazione, accanto alla quale non è raro leggere la parola "rastrellato" o altre sintetiche frasi che risultano illuminanti circa i sistemi adottati per il reclutamento della manodopera ormai drammaticamente carente nelle fabbriche tedesche. Sono redatte non più con la macchina da scrivere ma a mano, spariscono i numeri dei convogli, le destinazioni a volte vengono omesse; piccoli ma palesi segnali del disfacimento che investe anche il coriaceo sistema burocratico. Più inquietanti le annotazioni negli spazi riservati al rimpatrio: "deceduto durante il bombardamento", "da ritenersi rimpatriato" o ancora "rimpatriato per emergenza il " seguita da una data. Queste ultime diciture forse furono vergate da chi alla fine della guerra - probabilmente l'Ufficio distaccato Alta Italia del Ministero dell'assistenza postbellica - utilizzò queste schede per gestire e organizzare i rientri dei profughi, i magri sussidi loro concessi e le informazioni alle famiglie.
L'archivio è generalmente composto da un foglio per ciascun operaio ma a volte, trattenuti da spilli e fermagli rugginosi, si trovano allegati lettere, certificati, estratti della matricola del carcere di San Vittore e ricevute d'ingaggio bilingue che in calce, a stampa, recano: "La presente legittimazione vale come visto per l'entrata in Germania senza passaporto italiano e dà diritto al viaggio gratuito sulle ferrovie italiane e su quelle germaniche".
Il giorno 11 agosto scade il termine fissato dalla legge tedesca (il termine è stato prorogato a fine 2001) per presentare la domanda di risarcimento ai lavoratori civili coatti o ai loro eredi e l'Archivio di Stato di Milano, che ha recuperato la documentazione fin qui descritta e raccolta in 41 faldoni, non ancora completamente ordinati (il lavoro di ordinamento sta proseguendo anche con la collaborazione dei volontari dell'Associazione Amici dell'Archivio di Stato di Milano - Archeion), la mette a disposizione di quanti avrebbero diritto al riconoscimento.
Attualmente l'Archivio dispone di una schedatura analitica di circa 2000 nominativi, dovuta all' ordinamento e schedatura di quattro faldoni realizzato da Rocco Marzulli per la sua tesi (Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di diploma universitario di Operatore dei beni culturali - Indirizzo archivistico, Le schede dei lavoratori italiani in Germania nell'archivio del Ministero dell'assistenza postbellica, a.a. 1999-2000), con la collaborazione di chi scrive; a richiesta è possibile effettuare ricerche sulla totalità delle schede conservate.
Gli interessati potranno rivolgersi, per avere copia autenticata del documento
reperito, all'Archivio di Stato di Milano, via Senato 10; telefono 02 7742161
(fax 02 774216230, e_mail asmi@cilea.it) dalle 8 alle 18, venerdì
e sabato dalle 8 alle 14.
E' ESSENZIALE CHE NELLE RICHIESTE SIANO SEMPRE SPECIFICATE LE GENERALITA'
COMPLETE E L'INDIRIZZO DEL RICHIEDENTE, oltre a tutti i dati utili per
l'identificazione della persona per la quale si richiedono informazioni.
Poi, trascorsa l'urgenza del momento e ultimata la schedatura analitica, si potrà finalmente mettere a disposizione degli storici una fonte documentaria che sicuramente consentirà di integrare gli studi sull'argomento.
Fiammetta Auciello (Archivio di Stato di Milano)
Comunicato - apertura di uno sportello per il rilascio di copie autentiche della documentazione