
Presentazione
L’Archivio di
Stato a Padova viene istituito nell’agosto
del 1948 con il nome di Sezione di Archivio di Stato come si evince dalla
documentazione dell’epoca e dalla lettera dell’allora Ministro dell’Interno
inviata al Sindaco Padova:
Roma, 26 luglio 1948
Si comunica che,
aderendo alle premure dell’ambiente culturale padovano, è stata istituita in
codesta città a decorrere dal 1 agosto p.v. la Sezione di Archivio di Stato
prevista dalla tabella B della Legge 22 dicembre 1939, n.
2006.
L’On.
Prof. Roberto Cessi, membro del Consiglio superiore degli Archivi di
Stato, è stato incaricato da questo Ministero, di assistere al passaggio
delle consegne del materiale documentario, che si confida di poter fra
breve arricchire con versamenti di altri cospicui fondi archivistici di
estremo interesse per la storia di Padova.
L’istituzione attuava il
«Nuovo ordinamento degli Archivi del Regno d’Italia» che prevedeva la
creazione di Archivi di Stato in ogni capoluogo di provincia.
Lo scopo istitutivo era quello di dotare ogni città capoluogo di un organo
periferico preposto alla conservazione ed alla libera fruizione degli
archivi governativi degli antichi regimi, costituiti dalla produzione
documentaria delle magistrature operanti sul territorio a partire dal
Medioevo. Inoltre gli Archivi di Stato avrebbero incrementato il proprio
patrimonio archivistico con i versamenti di tutte le pratiche, non più
occorrenti alle necessità ordinarie del servizio ed esaurite da oltre quarant’anni, che gli uffici periferici giudiziari, finanziari ed
amministrativi sarebbero stati tenuti ad effettuare.
In Padova il nuovo Archivio
ebbe sede nei locali del Civico Museo, in piazza del Santo, già occupati
dall’Archivio Civico antico, che ne costituì il primo nucleo documentario.
In effetti la creazione della Sezione di Archivio di Stato non fece altro
che uniformare nella denominazione e nelle attribuzioni un istituto già
esistente (Archivio Civico Antico ) per il quale non era stata prevista una
idonea legislazione né un incremento normalizzato. Sostanzialmente la
creazione degli Archivi di Stato modernizzò le vecchie teorie archivistiche
che avevano ispirato gli archivi degli antichi regimi.
Il 18 agosto1948 avvenne il
passaggio di consegna del materiale documentario tra il Comune di Padova e
la Sezione d’Archivio di Stato diretta da Erice Rigoni.
La sezione eredita circa
47.000 volumi e buste disposti in circa 3500 metri di palchetti lignei
disposti in varie stanze dell’ex convento di S. Antonio.
I fondi archivistici che
costituirono il primo nucleo dell’Archivio di Stato furono:
Archivio Storico del
Comune. Questo archivio, oltre agli atti propri dell’amministrazione
comunale, comprende la documentazione delle autorità governative periferiche
nominate dalla Repubblica di Venezia a partire dal secolo XV, quali il
Podestà, il Capitano e la Camera Fiscale. Tra gli atti governativi si
conservano i registri delle Lettere Ducali emanate dal Governo Veneto dal
1405 al 1805.
Nel 1852 l’Imperial Regia
Delegazione di Padova consegnò all’archivio Civico gli Estimi Antichi di
Padova e del Territorio prodotti nei secoli XV-XVIII. Le polizze d’estimo
più antiche risalgono al 1418.
Sempre nello stesso anno il
Tribunale consegnò gli archivi giudiziari civili e criminali. Gli atti
civili vanno dal 1351 al 1803 ed ammontano a 10260 volumi e buste; quelli
criminali , in gran parte perduti nell’incendio che interessò il Tribunale
di Padova nel 1737, ammontano a 73 volumi di Raspe o Registri delle Sentenze
criminali dal 1435 al 1788.
Gli Archivi delle
Corporazioni soppresse, vale a dire dei Monasteri, delle scuole e
Confraternite religiose e delle Fraglie d’arti della città, pervennero
all’archivio civico nel novembre 1848.
Numerosissimi documenti fra
i più antichi e preziosi furono estratti da questi archivi all’epoca
dell’incameramento dei beni per costituire tre nuovi archivi intitolati:
Demanio, Corona e Diplomatico.
Nel fondo del Demanio si
conserva la lettera pontificia più antica emanata da papa Callisto II, in
data 1 maggio 1123 con sottoscrizione autografa del pontefice. Dei documenti
dell’archivio Corona n. 3923 sono pergamene, fra queste si segnala il
placito di Enrico IV a favore del monastero di S. Pietro a Padova del 1090
con firma autografa dell’imperatore.
L’attuale sede
dell’Archivio di Stato fu costruita alla fine degli anni ‘70..
Il trasferimento fu dovuto alla inadeguatezza degli spazi e delle strutture
dei locali all’interno del palazzo di proprietà della Santa Sede, posto nei
pressi della basilica di S. Antonio.
Il patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Padova ammonta a circa
200.000 pezzi tra volumi, carte sciolte, pergamene, mappe, etc. L’unica
descrizione edita dei complessi documentari dell’Archivio si ricava dalla
Guida generale degli Archivi di Stato italiani, alla voce Padova;
essa però ha il limite di essere ferma alla situazione del 1981.
Il Museo custodiva il patrimonio documentario governativo che il Moschetti
suddivide in cinque gruppi principali: Archivi civici antichi, Archivi
civici moderni, Archivi delle corporazioni soppresse, Archivi giudiziari
civili e criminali, Archivi di enti particolari e di privati.
Numerosi furono gli interventi archivistici dovuti ai vari tentativi di
riordinamento degli archivi suddetti, per i quali si rimanda al saggio di
Letterio Briguglio.
Quello che qui importa sottolineare è che tali riordinamenti si effettuarono
in base all’omogeneità di contenuto della documentazione infrangendo il
vincolo dovuto alle magistrature di provenienza. I fondi come oggi sono
costituiti non rappresentano dunque l’attività di una sola magistratura, ma
molto spesso di più magistrature tra loro collegate dalla identità della
materia oggetto della loro competenza. Anche fondi apparentemente omogenei e
completi, come quello dei Rettori, non contengono che una parte di tutta la
documentazione prodotta da quella
magistratura, trovandosi la restante sparsa in numerosi altri nuclei
archivistici.
Legge del
22 dicembre 1939, n. 2006. La legge sanciva una distinzione nella
denominazione tra gli Archivi delle città capoluogo, dovuta all’essere
state capitali degli Antichi Stati italiani, per cui 20 archivi furono
chiamati Archivi di Stato, gli altri Sezioni di Archivio di Stato. Si
dovette attendere il D.P.R. 30 settembre 1963, n.1409 per avere
uniformità nella denominazione tra gli Archivi di Stato. Il termine
Sezione continuò a persistere nella nomenclatura archivistica per
individuare archivi dipendenti dall’Archivio del capoluogo e situati in
comuni dotati di documentazione di particolare importanza storica.
Padova ebbe la Sezione di Archivio di Stato di Este, sorta come
Sottosezione nel 1950 poi denominata Sezione il 1 novembre 1965 (sempre
in attuazione del D.P.R. n.1409). Nel 1979 il complesso documentario fu
trasferito presso l’Archivio di Stato di Padova.
Per le competenze istituzionali degli Archivi di Stato si rimanda alla
Legge degli Archivi di Stato.
Per le discussioni ed i provvedimenti legislativi inerenti
l’unificazione degli Archivi italiani si veda: E. LODOLINI,
Organizzazione e legislazione archivistica italiana, Bologna 1989.
L’Archivio di Stato è ubicato fuori dal centro di Padova, in area
periferica, in via dei Colli 24, zona Brusegana. La nuova sede fu
costruita grazie ad un contributo statale concesso appositamente alla
Provincia per sovvenire alle necessità degli Archivi di Stato (l.19
luglio 1959, n.550). Cfr. R. Baggio,L’Archivio di Stato di Padova:
caratteristiche funzionali,in Rassegna degli Archivi di Stato,
LVI, 1996, n.3, pp.547-551.
Guida generale degli Archivi di Stato italiani, III, Roma 1986.
A. MOSCHETTI,Il museo civico di Padova, Padova 1938.
Ibidem p.91.
L.. BRIGUGLIO, L’Archivio civico antico di Padova e l’opera dei suoi
ordinatori (1420-1948),in Bollettino del Museo Civico di Padova,XLV,
1956, pp. 3-38.