Direzione generale per gli archivi

Dichiarazione di notevole interesse culturale

Le Soprintendenze archivistiche, organi periferici del Ministero per i beni e le attività culturali, accertano la qualità di bene culturale di interesse nazionale (come definito nel d. lgs. 22 gen. 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio all’articolo 10, comma 3-b) della documentazione che testimonia, in tutte le sue varie articolazioni, la storia dei privati (famiglie, persone, associazioni ed enti di natura privata, imprese, etc.), documentazione da essi prodotta nell’esercizio delle loro funzioni. Il Soprintendente avvia poi il procedimento per la dichiarazione dell’interesse culturale di tali archivi o singoli documenti che rivestono interesse storico particolarmente importante, anche su motivata richiesta della regione e di ogni altro ente territoriale interessato, o del soggetto cui appartengono, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo.

Il provvedimento dichiarativo dell'interesse storico particolarmente importante ai sensi dell'articolo 13 del detto Codice è emanato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici su proposta della Soprintendenza archivistica e formalizza il risultato dell'attività conoscitiva sul patrimonio svolta da quest'ultima (D.p.r. 26 nov. 2007, n. 233, art. 17 come modificato da D.p.r. 2 lug. 2009, n. 91). La proprietà del bene culturale rimane del privato. Per le regioni Sicilia e Trentino-Alto Adige il provvedimento viene emanato dalla Direzione Generale per gli Archivi.

E’ ammessa opposizione al provvedimento entro trenta giorni dalla notifica della dichiarazione facendo ricorso amministrativo al Ministero Direzione Generale per gli Archivi - Servizio II Tutela per motivi di legittimità e di merito. E' altresì possibile ricorrere in via giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) che può intervenire per i soli vizi di legittimità. Il ricorso giurisdizionale deve essere notificato entro 60 giorni dalla notifica dell'atto impugnato.

Una volta intervenuta la dichiarazione, gli archivi e i singoli documenti sono a tutti gli effetti dei beni culturali sottoposti alla normativa di tutela prevista dal Codice.
Gli archivi degli enti e degli istituti pubblici, beni culturali ai sensi dell’articolo 10, comma2-b del Codice, rimangono sottoposti a tutela, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, senza la necessità che intervenga la dichiarazione d'interesse storico, anche qualora la loro natura giuridica sia modificata in qualunque modo in senso privatistico.
La dichiarazione produce effetti sulla situazione del privato che sia proprietario, possessore o detentore della documentazione, in quanto lo assoggetta agli obblighi connessi al regime vincolistico, previsto dal Codice in materia di protezione, conservazione, circolazione dei beni culturali e fruizione.
In particolare, il privato è tenuto a garantire la conservazione dell'archivio e a provvedere alla sua inventariazione ai sensi dell'articolo 30 del Codice. Deve inoltre permetterne le consultazione agli studiosi che ne facciano richiesta, tramite il Soprintendente archivistico, ai sensi e nei modi previsti dall’articolo 127. E’ tenuto a chiedere alle Soprintendenze archivistiche, ai sensi dell’articolo 21 del Codice, l’ autorizzazione per lo spostamento, il trasferimento ad altre persone giuridiche e lo scarto, nonché per l'esecuzione di qualunque intervento su di essi. Rientrano fra tali interventi il riordinamento, l'inventariazione, il restauro,
iniziative di valorizzazione (ad es. mostre documentarie) e la riproduzione degli archivi.
Il privato proprietario, possessore o detentore dell'archivio dichiarato di interesse storico particolarmente importante che abbia effettuato interventi conservativi sul proprio archivio può essere ammesso a ricevere contributi statali, ai sensi degli articoli 34 e 35 del Codice, e può usufruire delle agevolazioni tributarie previste all’articolo 31.

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