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In occasione delle Giornate FAI di Primavera (24 -25 marzo 2018), a Catania, nei locali dell'Archivio di Stato (ex Convento di Santa Caterina da Siena al Rosario, via Vittorio Emanuele II, 156), sabato 24 marzo 2018, alle ore 10, vengono inaugurate due mostre: Catania com'era: dalle “Antichità” alle “Difese” della città. Documenti e immagini e I monasteri di clausura e gli edifici conventuali a Catania tra Settecento e Ottocento. Documenti e immagini.

Questi gli orari:
Sabato 24 marzo: ore 15- 19; domenica 25 marzo: ore 9- 3 e 15 -19. Entrambe le mostre saranno visitabili fino al 31 maggio 2018 con i seguenti orari: lunedì–venerdì dalle ore 9 alle ore 18:30; sabato dalle ore 9 alle ore 12:30.

La mostra Catania com'era: dalle “Antichità” alle “Difese” della città. Documenti e immagini focalizza l'attenzione su alcuni monumenti catanesi distrutti, totalmente o parzialmente, dalla colata lavica del 1669, dal terremoto del 1693 e dall'uomo.
Si articola in tre sezioni.
La prima sezione, curata dal prof. Enrico Iachello e dal prof. Paolo Militello , è dedicata alle numerose antichità (Catania è dopo Roma la città che conserva il maggior numero di monumenti romani) che vengono rilevate nelle vedute di Catania realizzate tra Cinquecento e Seicento. In queste carte è possibile individuare, tra l'altro, l’«Anfiteatro alla romana», il «Colosseo», il «Foro come quello di Roma», l’Arco trionfale, il Pantheon, il «Cerchio grandissimo alla romana», gli Acquedotti alla romana e il tempio di Cerere.
La seconda sezione, curata dall'ing. Salvatore Maria Calogero, è dedicata alle rappresentazioni cartografiche del Castello Ursino e della cinta muraria che dal 1541 al 1553 fu rinforzata,  su iniziativa di Carlo V,  con i bastioni e la cortina nel lato sud della città e che nel secolo successivo fu oggetto di ulteriori ristrutturazioni.
Entrambe le sezioni sono integrate con le fotografie dei monumenti dell’«antica» Catania e della cinta muraria che sono rimasti dopo l’eruzione e il terremoto e che ancora oggi possono essere ammirati all’interno del panorama urbano catanese.
La terza sezione, curata da Anna Maria Iozzia, è dedicata alla documentazione relativa sia alle “Antichità” che alle “ Difese”.

La locandina

La mostra I monasteri di clausura e gli edifici conventuali a Catania tra Settecento e Ottocento. Documenti e immagini, curata da Eugenio Magnano di San Lio, da Anna Maria Iozzia e da Maria Nunzia Villarosa, ripercorre alcuni momenti della ricostruzione dei monasteri di clausura e dei conventi catanesi dopo il terremoto del 1693 in cui furono impegnati alcuni degli architetti più quotati del Settecento.
Per i monasteri la ricostruzione si intreccia talora con la tutela della clausura delle suore come nel caso del monastero di S. Benedetto la cui badessa nel 1734, dopo essersi opposta all'innalzamento di fabbriche nel prospetto settentrionale del convento di S. Francesco che fronteggiava la cosiddetta Badia Piccola del monastero, alla fine concede l'innalzamento di tali fabbriche, purché le stesse non superino in altezza i davanzali delle finestre del monastero e non venga realizzata alcuna apertura nel suddetto prospetto. .
La salvaguardia della clausura viene affrontata anche dal monastero di S. Placido, la cui badessa il 3 novembre 1740 concede a don Pietro Valle e Gravina la possibilità di continuare la costruzione del suo palazzo posto di fronte al prospetto nord del monastero a condizione di non fare aperture sopra i finestroni dell'ordine nobile per non ricevere da tali aperture alcuna servitù di prospetto o introspetto riservandosi, invece, la possibilità di costruire il monastero a suo piacimento. Sempre la badessa del monastero di S. Placido nel 1802 ottiene la sospensione dei lavori per la costruzione del nuovo Teatro comunale di fronte al prospetto nord.
Diversi tasselli della ricostruzione devono ancora essere “riportati alla luce” come nel caso degli affreschi di uno dei locali di deposito del convento di S. Caterina da Siena al Rosario, oggi sede dell'Archivio di Stato di Catania. Tali affreschi, raffiguranti, tra l'altro, una Madonna e santi dell' ordine domenicano (come è emerso da alcuni saggi eseguiti nel 2008 i cui risultati sono esposti in mostra ) furono ricoperti con uno strato di intonaco dopo l'Unità d'Italia. Il progetto per il restauro degli affreschi è stato inserito nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 31 ottobre 2017 di ripartizione della quota dell'8 per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale per l'anno 2016 per un importo complessivo pari a Euro 263.917,49.

La locandina

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