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Il 2 giugno 1946 venne indetto il primo referendum istituzionale che sancì la vittoria della repubblica sulla monarchia e quindi la nascita della Repubblica Italiana. Alla consultazione parteciparono anche le donne che avevano esordito come votanti alle prime elezioni amministrative del 1946.

Dopo lunghe battaglie, le donne ottennero ed esercitarono il diritto di voto e finalmente, almeno nei diritti politici, si affermava il principio dell’uguaglianza tra i sessi. La partecipazione al bene comune segnò solo l’inizio di una lunga storia di lotte per rivendicare diritti mai riconosciuti, con la consapevolezza che il loro contributo sarebbe stato prezioso per la crescita umana, sociale ed economica del Paese.

In provincia di Cosenza, così come in tutta l’Italia, si registrò un’affluenza altissima di elettrici alle urne, testimoniata da una relazione che il 4 aprile 1946 il Prefetto di Cosenza inviava al Ministro dell’Interno. Non mancando di osservare il senso di responsabilità dei vari gruppi politici, il Prefetto così si esprimeva: “Come era stato previsto, la campagna elettorale amministrativa ha notevolmente elevata la temperatura nei vari centri della Provincia riaccendendo antiche rivalità e divergenze di gruppi. Ciò nonostante bisogna riconoscere che tutti i partiti hanno mantenuto l’impegno assunto di non turbare con inconsulte manifestazioni la tranquillità delle operazioni e, tranne qualche raro episodio … di trascurabile importanza, si può essere soddisfatti per il normale svolgimento delle operazioni stesse, per il concorso notevole degli elettori (percentuale del 73%) e segnatamente per l’affluenza delle elettrici che è stata superiore ad ogni aspettativa” [1]

Il diritto di voto alle donne era stato già sancito con decreto del 31 gennaio 1945, ma la possibilità per le donne di ricoprire cariche elettive arrivò nel marzo del 1946. Infatti, nelle elezioni amministrative, molte candidate furono elette nei consigli comunali. Nelle liste dei candidati al Consiglio Comunale di Cosenza del 31 marzo 1946 compaiono 17 donne, tra cui: Evelina Cundari, Caterina Rodotà Morelli, Pileria Coscarella, Dora La Valle Molinari, Bice Tommasi, Giustina Gencarelli [2].

Originaria di San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, Giustina Gencarelli fu l’unica calabrese candidata all’Assemblea Costituente, ma non fu eletta. [3] Donna colta, progressista e di formazione antifascista, grazie anche al contesto sociale e familiare in cui aveva vissuto, valorizzò al meglio la sua esperienza umana e sociale iniziando dal suo piccolo paese, con opere di volontariato, seguendo un lungo percorso politico nel Partito Comunista prima e nel Partito Socialista poi, che le consentì di dare un contributo illuminante alla lotta per la parità dei diritti delle donne nel lavoro e nella famiglia, per l’effettiva uguaglianza di tutte le donne nella società.

 

[1] ASCS, Prefettura di Cosenza, Gabinetto, b. 115 fasc. 5

[2] ASCS, Prefettura di Cosenza, Gabinetto, b. 887, fasc. 9

[3] ASCS, Prefettura di Cosenza, Gabinetto, b. 887, fasc. 31, 1946, Lista n. 1 del Collegio elettorale di Catanzaro​  

 

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Il documentario ricostruisce le vicende dell'epidemia di peste che imperversò nel Viceregno spagnolo a partire dalla primavera del 1656 e che poté dirsi definitivamente sconfitta solo due anni dopo.
I materiali archivistici, tratti essenzialmente dai fondi del Consiglio Collaterale e delle Segreterie dei Viceré, costituiscono una testimonianza eccezionale, "in presa diretta", di quegli eventi. L'analisi della documentazione fa emergere singolari analogie fra l'antica tragedia seicentesca e l'attuale pandemia, per quanto concerne i provvedimenti delle autorità, i comportamenti sociali e i risvolti economici dell'avvenimento.

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